Vorrei mettere cinque stelle. Vero è che i romanzi da cinque stelle sono altri: sono l'Odissea, Guerra e Pace, i Karamazov ecc ecc, e qui siamo ben lontani, ci mancherebbe.
Però le cinque stelle si assegnano anche a quelli come Nella Pietra di Servignani, capolavori più "in piccolo" e che meriterebbero ben altra visibilità.
Io qui vorrei premiare la genialità (o genialata) dell'idea: episodi separati uniti da un filo conduttore, un sassetto a forma di uovo che ruzzola giù per il crinale della Storia.
E poi mi piacerebbe anche premiare il linguaggio: Di Cicco sa usare così bene il linguaggio, sa giuocare con le parole, scrive bene e si diverte pure, e sopra il conto sa pure far intendere al lettore questo suo divertimento, questo suo sentirsi completamente a proprio agio nel giuoco delle parole di vetro.
Divertissement di lusso per chi ama veder ricostruita la Storia in un certo modo. Per "certo" intendo: un modo fedele, a volte necessariamente semplificato, di quel semplice che però non vuol dire facile, dietro il quale percepisci sia lo studio che l'istinto, sia l'istruzione che la perspicacia. E Di Cicco la Storia la sa maneggiare: qui, sin dalle prime pagine, dimostra di saperla maneggiare bene tanto quanto Matteo Melchiorre.
E poi c'è da premiare anche la gestione del discorso "Storia d'Italia", perché quello che esce da questi racconti concatenati è un risultato per nulla scolastico né tantomeno una banalità cronologico-didascalica.
Nella mia carriera di lettrice ho letto svariati titoli ambientati nel Centro e/o nel Sud Italia, a cavallo tra XIX e XX sec, ma rarissimamente ho visto comparire sulla scena briganti e/o mafiosi: gli autori(autrici) sembrano spesso voler suggerire l'idea che sì, il problema esiste, per carità, però è altrove. E vivaddìo, finalmente Di Cicco ce l'ha fatta a scovarli, i briganti, e a descriverceli e farli agire sul palcoscenico mescolati insieme a tutti gli altri comuni mortali!
Dicevo del filo conduttore: a voler essere precisi, non proprio di un filo si tratta, bensì di una catena: una sfilza di sfighe e disgrazie inanellate le une con le altre, una catena che tiene insieme un'umanità che più varia e più strapazzata non si può, ed è in questo modo che i singoli racconti ed episodi vanno a comporre l'affresco, tutti appesi a quella catena. Io (che non amo particolarmente la forma narrativa del racconto) credo che i libri di racconti dorebbero essere tutti così, legati da un'idea appena più consistente che non la sola atmosfera e il solo titolo dell'antologia.
Vada per le cinque stelle, perché già lo so che resterà una perla nascosta, ma si meriterebbe per davvero di diventare il caposaldo di un nuovo filone.
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