lunedì 29 dicembre 2025

L'incidente in bicicletta - Joyce Carol Oates

Quella che credi sia una famiglia è solo un incidente. Non c'è significato negli incidenti.

We are accidents waiting, waiting to happen.

 Dopo due libri brutti (per la precisione: uno così così, e uno obbrobrioso) di scrittrici che si credono di saper scrivere chissà che, ecco finalmente una racconto sensato di una scrittrice che sa scrivere per davvero: una piccola storia in cui sembra non ci sia niente, e invece c'è dentro tutto.


Nella cronaca locale recente c'è una madre che quando ha saputo il disastro combinato dalla figlia, si è più che altro preoccupata di dire "...e con che faccia andiamo in giro adesso?". Come dire: non è la sostanza che conta, ma la presentazione. L'importante è che figuri bene la vernice del rivestimento, come dice la sinossi sopra, lo smalto deve essere sorridente brillante smagliante, il marcio che ci può essere sotto poco conta. 

Nella mia cronaca personale c'è una madre che, allorquando la figlia undicenne è stata investita da un'automobile, trovandosi faccia a faccia con l'autista colpevolmente investitore, si è quasi scusata e sicuramente si è vergognata, glielo si leggeva in volto. Non una parola di rimprovero ma nemmeno di biasimo per chi è entrato nella stanza sapendo di essere in torto e ne è uscito frastornato (diciamo pure rintronato) perché con un triplo carpiato è stato ributtato dalla parte della ragione.

In questo racconto breve c'è Arlette, una madre come le due summenzionate, che pur senza ammetterlo ad alta voce, invidia le amiche che hanno figlie attraenti e fascinose e simpatiche, mentre a lei tocca rimbrottare la sua affinché si vesta con qualcosa di carino. Che si preoccupa di cosa penseranno <i>gli altri</i> - i suoceri i parenti gli amici i vicini i conoscenti - e allora è grata che la versione ufficiale dei fatti sia che la figlia frequenta <i>l'università da qualche parte...</i>.

Alcuni parlerebbero di anaffettività, altri di disfunzionalità. Ma in entrambi i casi, non si può pensare di seminare vento acido e di non dover poi raccogliere tempesta balorda. Come l'ha raccontato bene, la Oates.

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