Geniale, psicologico, avvincente. Siamo dalle parti di Tempo di uccidere di Flaiano. E ho detto tutto.
Nell'ultima parte, gli spiegoni sui punti di vista dei vari protagonisti maschili circa la vita, il lavoro e l'amore e le donne, diventano molto prolissi e un po' fuori posto, e non è più tanto chiaro quale sia il punto di vista dell'autrice e quale la posa puramente ironica: a causa di questa opacità nel finale mi credevo obbligata a fermarmi a quattro stelle e mezza invece delle cinque cui puntavo inizialmente.
Ma poi, di nuovo: il finalissimo tutto fatto di colpi di genio infilati uno via l'altro, come nelle migliori sceneggiature di quelle che ormai hanno buttato lo stampino; e i dialoghi immaginari che vanno affastellandosi nella mente del protagonista ormai sfatto, anche questi sono una squisitezza cinematografica; e infine mi rendo conto di quanto sia chiaro (e cinico) il punto di vista dell'autrice, al contrario di quanto ho appena scritto sopra: non si salva nessuno, qui ce n'è per tutti, uomini e donne, giovani e vecchi, borghesucci e nobilucci, scapoli o ammogliati, terroni e polentoni, di destra o di sinistra, ignoranti e intellettuali e indifferenti, qui fanno tutti parte dell'immenso mercato-formicaio in cui tutto si vende e tutto si compra, il mondo intero mezzo da vendere e mezzo da comprare. Per Bacco e per Diana se sa scrivere e raccontare, questa Signora.
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