sabato 13 giugno 2026

La lunga attesa dell'angelo - Melania Mazzucco

 Per buona parte della lettura ho creduto che l'angelo di cui al titolo fosse il manichino che Tintoretto teneva appeso al soffitto del suo studio; poi c'è un passaggio in cui si dice che è Marieta, la figlia del Tintoretto, ad essere l'angelo bianco; e poi solo alla fine si scoprirà che il titolo si riferisce ad una citazione tratta da Sylvia Plath: versi bellissimi anche se non li ho capiti né punto né poco.

I miracoli avvengono,/se vogliamo chiamare miracoli quegli spasmodici/scherzi di radianza. Ricomincia l'attesa, /la lunga attesa dell'angelo,/di quella rara, aleatoria discesa.

Jacomo Robusti ormai anziano e malato racconta sé stesso, la sua storia, la sua famiglia, la sua città, il suo secolo e soprattutto il suo più grande amore, in un dialogo con Dio che è preghiera e al tempo stesso rimprovero per non esser stato ai patti.
Questo è davvero un lavoro ben fatto, un mixage pressoché perfetto di tutti gli ingredienti necessari alla riuscita del romanzo storico: la lingua, i costumi, le abitudini, gli oggetti... non si trova una virgola fuori posto. La completezza e la densità sono le principali caratteristiche di questo lavoro. Completezza sia dal punto di vista micro che di quello macro: della storia, della geografia, dell'arte. Poi c'è una storia d'amore rara e difficile da maneggiare, tale da poter essere paragonata soltanto con quello che riesce a fare Max Frisch.
Inoltre, vi ho trovato diversi spunti in sintonia con le idee che mi frullano per la testa ultimamente: questo non sarà un merito diretto dell'autrice, ma certo è uno di quei fattori che ben predispongono nei confronti del libro.
Induce a una lettura lenta ma la cosa di per sé non è negativa. Tuttavia l'elevata densità (di informazioni, di aneddoti, di riflessioni, di tutto...) fa sì che il racconto si renda via via più lento e poi ridondante. La mancanza - non dico di leggerezza ma... - di una certa levità, è la sola ragione per cui mi fermo a quattro stelle e mezza anziché arrivare a cinque. Anyway, ce ne fossero di più di opere di questo livello.

E mentre il mio servo mi parlava, mi è tornato in mente il nostro ultimo giorno, e ho cercato di allontanarlo. Perché non l'ultima volta si deve ricordare, ma la prima. La prima volta che le cose accadono, quando accadono per sempre.

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