Che bello questo racconto. Non mi interessa un bel niente sapere cosa c'è di vero, cosa di inventato e cosa è stato tagliato. In queste poche pagine è condensato così tanto dolore e così tanti orrori ma anche così tanta vita. Il tutto con il tono giusto e la struttura giusta, capitoletti brevi e divagazioni che divagano solo in apparenza.
Lo stesso titolo, che sulle prime mi pareva rappresentare un buonismo che non condivido e in cui non mi riconosco, scopro invece che sta a rappresentare una sorta di "j'accuse", una polemica rigirata a testa in giù per camuffarla, per denunciare la smisurata quantità di orrori e ingiustizie che un essere umano è costretto a subire o anche solo a vedere. È un titolo quasi comico, per spiegarlo bene dovrei ripercorrere il romanzo passo-passo, quindi se a uno interessa tantovale leggerselo perché è una cosa breve.
Il racconto mette in mostra millemila storture ma senza esprimere giudizi né rancori.
Racconta la parte bella, la parte "sana" della sanità, ma non nasconde sotto il tappeto la parte malata (leggasi: gli infermieri menefreghisti, i medici che ti fanno una domanda e poi nemmeno ascoltano quel che gli stai rispondendo, ecc.). Racconta che dopo la malattia, gli interventi e le torture, c'è chi ne esce sentendosi a credito e chi invece si sente in debito, ma non stabilisce quale sia davvero la parte giusta o sbagliata. La boccata d'aria fresca sta in questo: racconta con tono leggero ma non giudica niente e nessuno. Quattro stelle e mezza, è stata una splendida sorpresa.
Nessun commento:
Posta un commento