venerdì 14 agosto 2026

L'uomo che amava i bambini - Christina Stead

 


Demoralizzante.
Lei è odiosa perché è una vecchia megera. Lui è odioso perché è un farfallone talmente egoriferito che non trovo metro di paragone. Sposati da dieci anni, vivono da separati in casa. I sei figli vivono pressoché autogestiti nella grande casa che versa in stato di abbandono, nutrendo grande ammirazione sia per lei che per lui, proprio come quelle bestiole che più il padrone le batte, più loro si affezionano. Quasi quasi mi ricorda <i>L'isola di Arturo</i>. Dopo tre capitoli zeppi dei loro modi di dire, delle loro canzoncine e filastrocche, delle loro paturnie, di interminabili scene di vita domestica quotidiana dilatate fino allo spasimo, inizio a supplicare l'autrice affinché faccia succedere <i>qualcosa</i>.
Quarto capitolo: si registra un assalto all'arma bianca e una richiesta di divorzio: non molto, ma è già qualcosa. E dopo di questo, si torna come prima. Muore il vecchio padre di lei, ma tutti loro continuano a fare festa e a recitar filastrocche. I due genitori litigano con urla furibonde, oppure lei partorisce con grida strazianti, ma i realistici bambini non fanno una piega, si voltano dall'altra parte e continuano a dormire.
Basta. Ne ho abbastanza di storie brutte e di personaggi di cui non mi frega un bel niente perché l'autore (o autrice) non ha saputo farmeli amare ma nemmeno odiare nel modo giusto. Ne ho abbastanza di perder tempo a questo modo. 

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