Dopo <i>La Bottega del Pane</i> avevo aspettative altissime, e come spesso accade se ci si arrampica troppo in alto, la caduta può rivelarsi viepiù spiacevole. Questo è un po' lo spin-off de <i>l'acciuga</i>, e un po' ne è il seguito. Vuole metter mano a temi dall'elevato peso specifico quali il diritto alla giustizia, alla libertà, l'autodeterminazione e la felicità e il benessere dei popoli e in special modo dei miserabili; finanche Dio e la creazione e il senso della vita, se sia essa la ricerca della comodità o viceversa la ricerca della scomodità in nome di scopi più elevati. Tutti temi di assoluto peso ma anche di assoluto rischio, che sono da maneggiare con una certa delicatezza se non si vuole risultare pedanti o out of tune. Per non risultare ridondante, il nostro li affronta in modo giocoso, all'interno di un divertissement. In pratica, una fiaba, anzi, più praticamente una parabola. E ci sta, questa è una cosa che funziona dalla notte dei tempi: affrontare i temi importanti attraverso una struttura semplificata. Però in quello che è l'ermetismo nonché l'allegoria su cui la parabola si regge naturalmente, mi è comunque mancato quel <i>quid</i>, quel guizzo di genio, quella scintilla che si era ben espressa e percepita negli altri due libri.
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