Primissimo impatto: umorismo da quattro soldi. Duh.
Costruzione epistolare palesemente posticcia con mille incongruenze sia nelle date che nei contenuti delle lettere.(Esempi: In un periodo storico in cui tutto dovrebbe essere razionato, inclusa la benzina, le lettere viaggiano alla velocità della luce: da Guernsey a Londra in meno di due giorni, altro che posta celere, non ce la fa nemmeno oggi il corriere espresso; In una lettera si parla del razionamento alimentare e si dice che "avere anche del burro sarebbe una cosa favolosa" ma due lettere dopo si parla di té con i pasticcini come se nulla fosse: scarseggiano il burro e le uova ma non scarseggiano i pasticcini?!? Visto che non abbiamo il pane, ci nutriamo di brioche?; In una lettera scritta nel gennaio 1946 è idiota che uno scriva "il mio appartamento è stato bombardato nel 1945", casomai doveva scrivere "il mio appartamento è stato bombardato l'anno scorso" oppure "il mio appartamento è stato bombardato pochi mesi fa" oppure "meno di un anno fa") (vado avanti con la lista perché mi diverto: i genitori della protagonista sono morti entrambi in un incidente d'auto - cito testualmente - quando lei aveva dodici anni. Dunque, ricostruendo, l'incidente è accaduto nel 1924 o '25: ma se in quegli anni, in provincia, vedevi passare macchine si e no una volta al mese?!? C'erano più probabilità di morire di polmonite o per la caduta di un meteorite!?!).
Fiumi di melensaggini sulla gioia della lettura e l'amore per i libri: ettolitri di melassa che rischiano di farti passare la voglia di leggere, oltre che farti nutrire parecchi dubbi circa il fatto che la/le scrivente/i appartenga/no realmente alla categoria dei cosiddetti "lettori forti" (mi spiego meglio: se uno legge davvero così tanto e ama così tanto i libri, la cosa fa parte della sua quotidianità e non sentirà alcun bisogno di entusiasmarsi a livelli stellari, è la sua vita, punto e basta. Viceversa, se uno esalta un qualcosa come fosse una specie di magia, sono più propensa a credere che quel qualcosa gli càpiti di rado).
Del resto, leggendo meglio in giro, c'è chi lo ha già definito ridondante, storia da quattro stelle accompagnata da struttura e stile da due scarse, protagonista con ironia iperglicemica, solo per citarne alcune. Mi dico: non fa per me. Eppure sono la solita testarda che vuole arrivarci in fondo, se lo devo stroncare voglio farlo con cognizione di causa.
E si può dire che abbia fatto abbastanza bene a non abbandonare, non è poi così malvagio come sembrava all'inizio, mi ha tenuto discreta compagnia in una nottata in cui non sarei stata in grado di leggere cose più impegnative. I membri del club raccontano la loro esperienza con la guerra in maniera non completamente plausibile ma per lo meno piacevole. Sono personaggi tagliati un po' (tanto) con l'accetta e non si arriva veramente ad affezionarcisi, ma per lo meno interessarsi alla loro storia, questo sì.
Tutto quanto sopra messo insieme, aggiungendo che la struttura epistolare protratta per duecentoeottanta pagine mi ha un po' esasperata, ne esce una sufficienza stiracchiata.
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