E' una storia di formazione, una storia semplice, e questo in due significati. Uno perché ha una trama lineare, con personaggi esemplificativi e cinematografici. E il secondo perché è una storia ambientata in Sicilia, e proprio come nel racconto di Sciascia mostra determinati meccanismi muoversi nel modo semplice che tutti ben conosciamo, da sempre. Anzi, non è solo una storia siciliana, lo si potrebbe proprio definire il romanzo di Palermo: vi si trovano spiegazioni dei toponimi, le vie eleganti e i quartieri malfamati, il sole la spiaggia e il mare, Greci e Romani, Arabi e Normanni, e com'è ovvio, quelli che si affidano a Cosa Nostra e quelli che provano a contrastarla. Tra questi ultimi spicca centrale la figura di Don Pino Puglisi.
Storia e personaggi sono in parte inventati, in parte reali, in parte autobiografici, e questi tre elementi sono mescolati nella giusta dose. Concordo con chi ha osservato che il linguaggio utilizzato risulta essere più frutto di una ricerca attenta che non di una scrittura spontanea, certo definirlo barocco è eccessivo. Il protagonista e in parte narratore è un ragazzo di diciassette anni, evidentemente alter ego dell'autore a quell'età, e con la scusa che questo ragazzo ama le parole e la poesia, la narrazione finisce per forza ad essere densa di parole di poesia, ma a mio avviso questo non arriva al punto di appesantirla, la arricchisce anzi di spunti, idee e contenuti. Il racconto inizia descrivendo la città di Palermo e prende le mosse da un'intenzione implicita di provare a descrivere paradiso e inferno, intesi non come concetti teologici e metafisici ma quanto più reali possibili. Finisce così per riproporre a grandi linee lo schema di una Divina Commedia in miniatura: il ragazzo Federico si trova a viaggiare tra inferno e paradiso, che si trovano entrambi nella sua città, a due passi l'uno dall'altro, con Don Pino a fargli da guida, e ne conoscerà i luoghi, i personaggi, e le emozioni.
Libro che si lascia leggere volentieri, nei punti cruciali riesce a essere coinvolgente e toccante. Toccante nel senso che arriva a toccare nel punto giusto, sa mettere il lettore a disagio quanto basta per farlo riflettere: io me ne sto qui in cortile a leggere, al sole, con la vite che inizia a mettere le prime foglie, con il cane coricato qui di fianco... e quanta gente c'è che non può permettersi nemmeno questa piccola bellezza, che neppure la conosce, e che avrebbe bisogno di un aiuto, non di un'elemosina ma di una spinta che inizi fare loro comprendere che esiste anche il lato bello del mondo, non solo quello squallido e ingiusto. Riflettere sul fatto che l'aiuto verso il prossimo parte dalle piccole cose, prima che da quelle eroiche.
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