A dire il vero non si dovrebbe dare un voto ad una storia vera i cui protagonisti sono Persone vere e non personaggi; non bisognerebbe farlo nemmeno quando questa storia vera viene un poco romanzata come in Calvino, Tobino, Fenoglio, Pavese e tanti altri. Oppure bisognerebbe dare sempre 5/5 alla Resistenza in senso ampio, in quanto storia vera di cui andare sempre orgogliosi e di cui è sempre bene leggere qualcosa in più. Questo libro ne è una testimonianza importante e interessante: a metà tra il racconto e l’intervista, riporto alcuni passaggi notevoli per sintesi e per lucidità:
“Le staffette partigiane avevano il compito di tenere i contatti tra il gappisti e il Comando, recapitare ordini, nascondere e trasportare pistole ed esplosivi. Sebbene molte abbiano combattuto con le armi in pugno, le donne ebbero soprattutto questo ruolo di collegamento, non per una posizione di subordinazione ai compagni, ma per la loro maggiore facilità di circolazione. Io stessa passai più di una volta attraverso di rastrellamenti senza essere perquisita.”
“C’erano le rappresaglie, ma che cosa avremmo dovuto fare? Smettere di lottare? In ogni caso, i nazifascisti non avrebbero cessato di fare quello che facevano. Seicentomila soldati italiani erano stati fatti prigionieri all’indomani dell’8 settembre, e non certo per rappresaglia verso i partigiani. Le torture, le fucilazioni e le deportazioni per motivi razziali e politici erano quotidiane. E c’erano le razzie, l’Italia fu depredata dai tedeschi ancor più degli altri paesi occupati. Ancora adesso mi sento ribollire al pensiero di quei giorni. Era dura colpire, ma non potevamo stare troppo a piagnucolare. Dovevamo essere determinati. Si dovevano vincere due cose, la pietà e la paura, perché altrimenti il rischio era di non combinare niente. Non sapevamo se il popolo fosse o no con noi, eravamo clandestini, troppo isolati per sentire il polso della gente. Ma sapevamo di sicuro che erano tutti stufi della guerra, e quindi del fascismo. “
3/5 all’edizione perché la lettura, saltellando tra il racconto principale e le note, risulta frammentata e a volte disagevole.
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