Inizialmente volevo assegnare tre stelle e mezza perché in fin dei conti si tratta di una lettura di puro intrattenimento, sotto la superficie della storia di Henry e Clare non è che vengano affrontati temi di particolare profondità, per esprimere il concetto "all you need is love" bastano quattro minuti di canzone, lo sappiamo tutti… D'altra parte devo riconoscere all'autrice di aver ben eseguito il suo lavoro: questa vuole essere una lettura di intrattenimento, magari in alcuni dettagli un po' controversa, ma comunque fatta per il piacere di leggere una bella storia: mi ha ben intrattenuto, alla fine mi ha lasciato una sensazione decisamente vibrante. Il finale, non arrivo a dire che mi abbia commossa, ma comunque coinvolta, questo sì. Dunque alla fine della riflessione opto per le quattro stelle.
Il viaggio nel tempo non mi ha mai entusiasmato, né come tema in sé, né come espediente attorno al quale costruire una trama avvincente e avventurosa. Ma qui l'avventura non c'entra, la capacità di viaggiare nel tempo da parte del protagonista maschile è presentata come un fatto quasi accidentale, viene proposta come una via di mezzo tra una mutazione genetica e una sorta di epilessia. Questa originale parte "tecnica" del racconto inizialmente risulta piuttosto contorta, per non dire cervellotica, ed il lettore può trovare una qualche difficoltà ad entrare in sintonia con il modo di vedere questa sorta di malattia da parte dell'autrice, e di capire i meccanismi che essa stessa gli ha assegnato. E' un po' complicato realizzare di poter seguire il protagonista maschile che si muove nel tempo come se fosse uno spazio ulteriore, una terza dimensione tranquillamente percorribile, mentre tutto il resto della storia e dei personaggi rimangono ancorati ad una cronologia tradizionale.
La trama, cioè la storia dei due protagonisti Henry e Clare, è ben raccontata, magari un po' zuccherosa, interamente costruita sulla semplicità della loro vita quotidiana, che poi nel caso in questione tanto semplice non può essere, vista questa strana malattia di Henry. Questo escamotage del viaggio nel tempo ha permesso alla scrittrice, con un gusto molto hollywoodiano, di mettere insieme nello stesso personaggio sia il bravo ragazzo che il cattivo ragazzaccio. E a proposito di hollywood, bisogna osservare che in questo romanzo si trova un concentrato ai massimi livelli di usi e consuetudini americani: burro di arachidi a volontà, tacchino mostruoso per Natale, matrimonio con le damigelle tutte vestite uguali, palloncini che inondano la stanza di ospedale per la nascita del bebè, and so on...
Come dicevo, sotto tutta questa superficie non è che si trovi la trattazione di temi particolarmente profondi. Però, a parte il fatto che l'intera storia si basa su un elemento di assoluta finzione, il finale non è esente da una qualche realistica e filosofica riflessione sulla effettiva relatività del concetto di tempo. Per un attimo mi è quasi sembrato di riuscire ad acciuffare, anzi a percepire l'idea che il tempo è per davvero una dimensione concreta e non un semplice istante presente con il vuoto davanti e dietro di sé.
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