Un breve racconto di riflessione e di autobiografia: partendo dal pretesto della rimpatriata tra amici che non si vedono più da anni, la voce narrante in prima persona - uno dei tre amici in questione - prende lo spunto per dare il via ai ricordi dell'infanzia, le riflessioni sul "come eravamo", su quel che ne è stato della propria vita e della propria città. I ricordi e le osservazioni si soffermano con attenzione sulla città natale, sarebbe a dire Bari: l'autore ne spiega la topografia, l'aspetto e l'uso degli edifici più o meno storici, come ne è cambiato l'aspetto attraverso gli anni '70 e '80 e poi '90, i cinema, i locali, le librerie e le botteghe, ma anche i personaggi di rilievo della città, la sua sociologia, e l'evolversi di questi aspetti gli uni in rapporto con gli altri.
La narrazione parte un po' a rilento perché ci si aspetta di scoprire un qualche intreccio; invece da un certo momento in poi ci si rende conto che non c'è una vera e propria trama, c'è solo un tranquillo fluire di ricordi e riflessioni. La scrittura è davvero piacevole, lineare e pulita, leggermente nostalgica, ha un modo squisito di colloquiare con il lettore, assume sin da subito un tono molto confidenziale, e riesce così a presentare la città e le sue strade come se fossero dei veri personaggi che si muovono su un grande palcoscenico.
Il titolo fa riferimento ad una sensazione che evidentemente vuole essere centrale rispetto a tutto questo lasciarsi andare ai ricordi: l'indeterminatezza della coscienza negli anni dell'infanzia e della giovinezza - la coscienza di sé e di ciò che accade intorno, e persino la coscienza della propria felicità. Quel qualcosa che di solito viene definito come innocenza, quindi con un'accezione positiva, qui viene invece descritto come una condizione non certo colpevole ma comunque in un certo qual modo negativa e causa di malinconia: "…pensare che quelle scene di migrazioni bibliche si siano verificate a qualche centinaio di metri dalle nostre case, mentre noi eravamo intenti alle nostre occupazioni (e continuammo a esserlo), genera un senso di totale spaesamento. Mentre passava la Storia non eravamo davvero qui. Né altrove."
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