Tre stelle, lettura così così. Da un premio Strega con un titolo così suggestivo mi aspettavo molto di meglio. E le premesse per un’ottima lettura ci sono tutte: romanzo di formazione, affronta i temi della gioventù e della bellezza, l’immobilità della provincia con le sue difficoltà economiche e il suo ripiegarsi su se stessa, il rapporto di amore-odio per la città natìa, così come il rapporto di amore-odio per il genitore. Ma il grosso problema è il protagonista che non suscita nessuna empatia, neanche un po’ di compassione, irrita e basta. Raramente il protagonista di un romanzo mi è stato così antipatico: ho portato a termine la lettura sperando che gli capitasse qualcosa di brutto, o almeno qualcosa di forte che lo facesse smarinare. Svagato, smarrito, smidollato, pauroso, ipocondriaco, narciso, egoista e vanitoso, inconcludente e lascivo, con un modo tutto borghese di atteggiarsi. Contraddittorio in più di una situazione, ma in effetti è anche la narrazione con la voce del narratore onnisciente ad essere spesso contraddittoria anche nella descrizione di altri personaggi. Spulcio il libro, leggo e rileggo, annoto e sottolineo per trovare un senso in più oltre alla descrizione dell’italica provincia e di una serie di personaggi poco convincenti. Ma trovando poco altro sotto la superficie di questa totale mancanza di azione, tutto il manierismo e l’ermetismo della narrazione mi risultano superflui, rendono la lettura un po’ sbilanciata e cervellotica.
Inizialmente vi ho trovato somiglianze con le atmosfere di Montefoschi, i giovani in passeggiata hanno la stessa tranquilla inquietudine. Poi, con il procedere della lettura, emergono le differenze tra il protagonista Guido e l’amico Ettore, ed allora ho notato piuttosto le somiglianze di Guido con il Fabrizio di Stendhal e con il Frederic Moreau di Flaubert. E alla fine mi sono convinta che questo libro è decisamente il remake de L’educazione sentimentale di Flaubert. La differenza è che nel libro di Flaubert la staticità derivante dall’inconcludenza del personaggio non è così opprimente e irritante come invece avviene per questo personaggio di Volponi.
Cercando di guardarlo da un punto di vista più obiettivo, questo Guido rappresenta, con la sua indeterminatezza e la sua inquietudine fatta di niente, il non sapere cosa fare di sé e della propria vita e del proprio futuro. E non si capisce nemmeno se questi tratti intendono farlo apparire più maturo o più infantile dei suoi ventitré anni. Un elemento decisamente spiazzante è il fatto che per questo personaggio la guerra, pur finita da poco, è completamente dimenticata: ha vissuto un dramma così totalizzante ma lo ha rimosso del tutto. Per non parlare dell’assenza di reazione alla morte del padre, e il suo modo di sfruttare e/o bistrattare gli amici. La strada per Roma rappresenta la sua via verso il proprio futuro, verso il successo, verso il miglioramento della propria condizione. Una strada che inizialmente sembra non venga mai imboccata, sembra rappresentare tutti quei buoni propositi sempre rinnovati e mai mantenuti. Alla fine riesce effettivamente a trasferirsi a Roma, con un impiego e con un nuovo giro di contatti, ma anche così sembra essere rotolato fino a Roma solo perché si è lasciato portare dagli eventi, l’unica vera strada che egli percorre intenzionalmente è questa eterna passeggiata dal loggiato alla piazza, da un caffè all’altro, da un cinema all’altro, da una vetrina all’altra sempre rimirandosi per avere conferma della propria bellezza. Vero è che nel romanzo non c’è solo questo Guido: seguendo le sue mosse, si vede comunque agire tutto un campionario di umanità che inizia a riprendersi dopo il disastro della guerra, ognuno con le sue idee, ognuno con i suoi mezzi e i suoi tentativi, operai e contadini, chi parte e chi resta, chi vota per questo o per quel partito. Così come Flaubert racconta le gesta di Moreau e nel frattempo descrive una splendida Parigi, anche qui c’è un interessante sfondo, ma la narrazione rimane comunque troppo concentrata sul personaggio negativo, tutti gli altri sono solo una sbiadita scenografia a lui funzionale.
Il libro non mi è piaciuto granché ma riconosco che offre numerosi spunti di riflessione. E’ uno di quei libri dal contenuto assai ricco, di cui si potrebbe continuare a parlare per ore facendo della sana e intelligente conversazione, indipendentemente che il libro sia piaciuto oppure no.
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