Molte recensioni definiscono questo libro volgare, scurrile, triste. Io non condivido questi aggettivi: spostando di un poco il punto di vista, direi che si tratta di un libro crudo, amaro, bello tosto. E il turpiloquio non rappresenta certo la parte più cruda del discorso, io l'ho letto piuttosto come semplice parte integrante della realtà, le parolacce nella letteratura come nel cinema come nella vita quotidiana direi che sono sdoganate da un pezzo.
C'è chi critica il senso di squallore che la storia trasmette, ma insomma, guardiamoci intorno, lo squallore è - o comunque può essere - ovunque. Squallore inteso non come evento singolare ed eclatante ma come insieme di tutte quelle piccolezze, di quello sporco della quotidianità che si accumula nella vita di ognuno. Generalmente si tende a scansarlo e a negarlo, nella realtà come nella letteratura, e invece la Mazzantini lo guarda in faccia, lo chiama per nome, se lo rigira tra le mani per studiarne ogni minimo dettaglio. In questo è veramente tosta.
Non si tratta nemmeno di una vera e propria storia: sono solo i pensieri e le parole di due persone che non si amano più. La trama è tutta qui. Il discorso di tutti questi pensieri e parole è buttato giù in un corpo unico, senza capitoli e senza scansioni temporali, è sparato sulla pagina con veemenza, come una raffica di mitra, anzi come la raffica di parole che vengono fuori di getto quando si è arrabbiati o disperati. E nonostante questo, il discorso si regge perfettamente in equilibrio, il lettore non si perde nemmeno per un secondo.
Quanto al contenuto, certo non è una storia per adolescenti, e non è nemmeno indicata per chi in questo momento è entusiasta di amore o di passione. E' una storia che prova a raccontare di un amore che finisce, e dimostra che in realtà l'amore non finisce affatto, ma sono tutte le altre cose intorno che cambiano e che sottopongono gli amanti a diverse spinte come movimenti tellurici: la fiducia, il rispetto, l'intimità, e persino un certo tipo di odio che riesce a coesistere con l'amore. Il finale non è risolutivo, la vera morale, il senso profondo del racconto è solo nelle riflessioni che la vicenda può avere indotto nel lettore. Io personalmente ho sottolineato questo passaggio:
"- Perché non gli hai detto che non siamo credenti?
- Non m'andava di deluderlo... e poi in qualcosa credo
Delia gli chiede in cosa crede, Gaetano guarda in terra, le mani in tasca ai jeans, - boh - , dice...
- Nella catena umana... se stiamo qui insieme ci sarà un senso... tu e io piuttosto che altri due..."
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