Tre stelle e mezzo: è una bella lettura, piacevole e coinvolgente, impossibile non affezionarsi ai bei personaggi femminili, lodevole l'originalità della storia che racconta l'amicizia di due donne, di età diverse e con storie personali molto diverse, ma che si trovano a condividere la disgrazia di una guerra infinita che grava sul loro paese, l'Afghanistan. Il racconto è quasi tutto ambientato in territorio Afghano, e per buona parte a Kabul, e proprio alla città di Kabul si riferiscono i versi della poesia di Saib-e-Tabrizi che danno il titolo al romanzo: "Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri" .
Il racconto della vita delle due protagoniste permette a Hosseini di fare un riassunto della storia degli ultimi trent'anni del proprio paese. E anche di fare il punto sulla questione, tanto dibattuta, della situazione in cui hanno vissuto le donne in Afghanistan, e in cui versano tutt'oggi in tanti altri posti nel mondo... ma per sviscerare quest'ultimo argomento ci vorrebbe ben altro, anche perché non è solo una questione legata ai regimi fondamentalisti, persino nei paesi occidentali e sedicenti civilizzati non è che sia tutto rose e fiori.
Linguaggio e struttura molto semplici, immediati e scorrevoli. Trama un po' prevedibile e con qualche stereotipo, ma si legge comunque volentieri perché è una storia afghana raccontata da un afghano con amore per la propria terra, i temi trattati sono interessanti e ad Hosseini va comunque il merito di aver ben intrecciato, come spiega lui stesso nella prefazione, le testimonianze di tante donne con cui lui stesso ha parlato tornando a Kabul.
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