Puro piacere della lettura e della scoperta di un bel personaggio ben costruito - la voce narrante Martino Acquabona - ancora prima del piacere delle comunque interessanti riflessioni che il testo induce sulla storia, sul potere, sulla psicologia dell’imperatore e dei sudditi, sulla filosofia e sulla filologia.
Ricco di dettagli: ogni pagina è una miniera di nomi e informazioni, storiche e non. Al tempo stesso lascia la sensazione di una tela impressionista: descrive i luoghi, i personaggi per immagini sfuocate, solo sfruttando l’impressione data dalla luce o dall’ombra sulle cose. Tant’è che apprendo dalla postfazione che il libro doveva intitolarsi in un primo momento “L’ombra dell’Imperatore”.
All’inizio delle cronache tutta l’attenzione è per l’Imperatore decaduto e gli effetti del suo arrivo sull’isola; ma di man in mano che la narrazione procede il focus si sposta sempre più sulle vicende personali del narratore e su tutto ciò che si dibatte nel suo animo, per concludersi con un finale fortemente introspettivo che rende il romanzo, inaspettatamente, un romanzo di formazione e di riflessione sul senso della vita, quando si cerca di trarne un bilancio, quando si mette a confronto l‘uomo di azione con l‘uomo di intelletto.
Inevitabili occorrono poi i paragoni con gli accadimenti dei secoli successivi a quello in cui è ambientato questo diario. Con quanta e quale abilità descrive il carattere, gli atteggiamenti e i moti dell’animo del potente di turno. Qui si intende ricostruire un certo periodo della vita di Napoleone, ma ognuno può riconoscervi l’imperatore, il duce, l’onorevole pinco pallo, l’assessore tal dei tali, il direttore generale della XY S.p.A. - a seconda della propria esperienza personale - per l’arroganza, la presuntuosità, l’incostanza, il volersi porre tanto più al di sopra degli altri quanto più cerca di dare a vedere di essere “alla mano”. A ciò si aggiunge la costante e inesorabile attitudine della gente comune a cercare di compiacere il potente di turno, nella speranza di ottenere favori, o per sentirsi per un momento alla pari con esso, o come se fosse un modo per appropriarsi di una parte del suo potere.
Nel complesso un bel premio Strega, dalle numerose sfaccettature, romanzo storico e contemporaneo al tempo stesso.
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