sabato 16 maggio 2015

Passaggio in ombra - Mariateresa Di Lascia

Questo è quel che mi aspetto da un bel premio Strega: personaggi e atmosfere realistici, fine psicologia, storia coinvolgente anche laddove non è - e non ha nessuna intenzione di essere - avvincente.
La storia si apre negli anni ‘40 con l’infanzia della protagonista Chiara,  per poi spaziare nel tempo un po’ avanti e indietro lungo il ‘900: il racconto autobiografico della protagonista e voce narrante funge da introduzione e da pretesto per la narrazione della saga familiare. Arriva così a descrivere, con pennellate leggere, la provincia italiana della guerra e del dopoguerra, senza grandi pretese di completezza. L’ambientazione è nel sud Italia, si parla di un paesino al confine tra Puglia, Basilicata e Irpinia, ma non vengono mai specificati i nomi di paesi e città.
Chiara è una donna assolutamente particolare, con una esperienza di vita vissuta - anzi sarebbe meglio dire non vissuta - e sofferta, di quei personaggi che parlano poco ma hanno tanto da raccontare, un po‘ come il narratore e protagonista in ‘Tristano muore’ di Tabucchi. Il vocabolario ricercato e i periodi complessi rendono a volte necessario rileggere due volte qualche passaggio, ma la cosa in questa occasione non mi ha irritato,  ho trovato anzi piacevole ri-assaporare le parole con la poesia e le atmosfere. La ricercatezza delle parole trasmette la sofferenza e la difficoltà dell’essere, raccontando di temi come il rapporto genitori - figli, il rapporto della memoria e dei ricordi con il  futuro, la vita fatta di scelte e atti di coraggio in contrapposizione alla vita fatta di inerzia e attesa.
Poetico, forse anche un poco ermetico, decadente e crepuscolare, di certo non lo ho trovato per nulla avvilente o angosciante, come è stato scritto in qualche altra recensione, e anche l’effetto “bambola di porcellana”, che è solitamente il rischio maggiore che corrono i racconti di saghe familiari, qui mi pare abilmente scongiurato.

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