Emozionante nella
sua semplicità, la scrittura di Tolstoj è luminescente, è elettrizzante,
elettrificante… è un materiale altamente conduttore.
La narrazione si
struttura in brevi capitoli, con brevi dialoghi e brevi descrizioni che si
alternano in modo uniforme, il ritmo è comunque lento e riflessivo.
Il tema è
l'evoluzione di una esperienza intima, la ricerca della felicità e di una
autorealizzazione attraverso il ricongiungimento con la natura, con una realtà
essenziale e primitiva come quella dei Cosacchi, un tema che in Tolstoj ricorre
spesso. Racconto autobiografico in cui il protagonista, alter ego dell'autore,
è un giovane aristocratico ingenuo, entusiasta e narciso che sceglie di
abbandonare la vita nella buona società moscovita per andare alla ricerca di
una immediatezza dell'essere: questo giovane Olenin parte da Mosca con la
stessa inesperienza, la stessa presunzione, le stesse aspirazioni a compiere
gesta eroiche e mirabolanti avventure e imprese, le stesse caratteristiche che
si notano nel giovane Arturo ne L'isola di Arturo della Morante.
Al termine
dell'avventura tra i Cosacchi il fallimento non sarà totale, una maturazione in
lui avverrà comunque, ma il protagonista imparerà che il mondo di queste
popolazioni è un qualcosa di completamente diverso da quello che si aspettava e
per sempre distante da quello lui è o può essere.
"In quella sua
nuova vita egli si sentiva di giorno in giorno più libero e più uomo. Il
Caucaso gli si era rivelato completamente diverso dea quel che egli si era
immaginato; egli non vi aveva trovato assolutamente nulla di simile ai suoi
sogni, né a tutte le descrizioni di quella regione che gli era capitato di
sentire. […] "Qui […] la gente vive così come vive la natura: muoiono,
nascono, si accoppiano, di nuovo nascono, lottano fra loro, bevono, mangiano,
fanno festa e di nuovo muoiono. E non esiste nessuna legge, a parte quelle
immutabili che la natura impone al sole, all'erba, alle belve o agli alberi.
Questa gente non conosce altre leggi…" E proprio per questa ragione quegli
uomini gli apparivano, in confronto con se stesso, molto più belli, più forti e
più liberi, tanto che, guardandoli, Olenin si sentiva preso d un sentimento di
vergogna e di compassione per se stesso."
Si scoprirà in modo
pratico, quasi concreto, che chi ha in sé - per sua natura o per educazione -
determinate coscienza e sensibilità, può ammirare e tentare di condividere la
vita di quelli che, quasi come animali, vivono a stretto contatto con la natura,
in un mondo fatto di istinto e anche di violenza, secondo antichi ritmi e
leggi, isolati e lontani dalla modernità. Ma alla fine egli non ce la farà mai
del tutto a vivere come loro e sentirsi come loro, può capirli ma non può
regredire e diventare come loro, e loro d'altro canto non saranno mai in grado
di comprendere lui. La contraddizione è rappresentata sotto forma di un amore
non corrisposto: il protagonista non può trasformarsi in quello che non è,
nemmeno se lo desidera; e la vita selvaggia che lui ammira e desidera non può
essere piegata alla sua esigenza, perché se venisse piegata non sarebbe più
tale. Lo stabilirsi di un rapporto richiederebbe l'annullamento di uno dei due.
Questo racconto è
anche una descrizione piuttosto dettagliata e obiettiva delle popolazioni
cosacche nel Daghestan con i loro usi, costumi, abitudini, attività, le leggi,
i valori, i sentimenti, ecc. a metà del XIX sec. La voce narrante spiega e
descrive direttamente al lettore, ma questo fiero popolo viene presentato anche
attraverso alcuni personaggi rappresentativi, specialmente il vecchio Zio
Eroska: tramite la sua figura e i suoi racconti, si scopre che già all'epoca in
cui si svolgono gli eventi narrati, l'età dell'oro dei popoli cosacchi era già
terminata e faceva già parte di racconti epici come un Iliade o un Odissea.
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