domenica 28 giugno 2015

I Cosacchi - Lev N. Tolstoj


Emozionante nella sua semplicità, la scrittura di Tolstoj è luminescente, è elettrizzante, elettrificante… è un materiale altamente conduttore.

La narrazione si struttura in brevi capitoli, con brevi dialoghi e brevi descrizioni che si alternano in modo uniforme, il ritmo è comunque lento e riflessivo.

Il tema è l'evoluzione di una esperienza intima, la ricerca della felicità e di una autorealizzazione attraverso il ricongiungimento con la natura, con una realtà essenziale e primitiva come quella dei Cosacchi, un tema che in Tolstoj ricorre spesso. Racconto autobiografico in cui il protagonista, alter ego dell'autore, è un giovane aristocratico ingenuo, entusiasta e narciso che sceglie di abbandonare la vita nella buona società moscovita per andare alla ricerca di una immediatezza dell'essere: questo giovane Olenin parte da Mosca con la stessa inesperienza, la stessa presunzione, le stesse aspirazioni a compiere gesta eroiche e mirabolanti avventure e imprese, le stesse caratteristiche che si notano nel giovane Arturo ne L'isola di Arturo della Morante.

Al termine dell'avventura tra i Cosacchi il fallimento non sarà totale, una maturazione in lui avverrà comunque, ma il protagonista imparerà che il mondo di queste popolazioni è un qualcosa di completamente diverso da quello che si aspettava e per sempre distante da quello lui è o può essere.

 

"In quella sua nuova vita egli si sentiva di giorno in giorno più libero e più uomo. Il Caucaso gli si era rivelato completamente diverso dea quel che egli si era immaginato; egli non vi aveva trovato assolutamente nulla di simile ai suoi sogni, né a tutte le descrizioni di quella regione che gli era capitato di sentire. […] "Qui […] la gente vive così come vive la natura: muoiono, nascono, si accoppiano, di nuovo nascono, lottano fra loro, bevono, mangiano, fanno festa e di nuovo muoiono. E non esiste nessuna legge, a parte quelle immutabili che la natura impone al sole, all'erba, alle belve o agli alberi. Questa gente non conosce altre leggi…" E proprio per questa ragione quegli uomini gli apparivano, in confronto con se stesso, molto più belli, più forti e più liberi, tanto che, guardandoli, Olenin si sentiva preso d un sentimento di vergogna e di compassione per se stesso."

 

Si scoprirà in modo pratico, quasi concreto, che chi ha in sé - per sua natura o per educazione - determinate coscienza e sensibilità, può ammirare e tentare di condividere la vita di quelli che, quasi come animali, vivono a stretto contatto con la natura, in un mondo fatto di istinto e anche di violenza, secondo antichi ritmi e leggi, isolati e lontani dalla modernità. Ma alla fine egli non ce la farà mai del tutto a vivere come loro e sentirsi come loro, può capirli ma non può regredire e diventare come loro, e loro d'altro canto non saranno mai in grado di comprendere lui. La contraddizione è rappresentata sotto forma di un amore non corrisposto: il protagonista non può trasformarsi in quello che non è, nemmeno se lo desidera; e la vita selvaggia che lui ammira e desidera non può essere piegata alla sua esigenza, perché se venisse piegata non sarebbe più tale. Lo stabilirsi di un rapporto richiederebbe l'annullamento di uno dei due.

 

Questo racconto è anche una descrizione piuttosto dettagliata e obiettiva delle popolazioni cosacche nel Daghestan con i loro usi, costumi, abitudini, attività, le leggi, i valori, i sentimenti, ecc. a metà del XIX sec. La voce narrante spiega e descrive direttamente al lettore, ma questo fiero popolo viene presentato anche attraverso alcuni personaggi rappresentativi, specialmente il vecchio Zio Eroska: tramite la sua figura e i suoi racconti, si scopre che già all'epoca in cui si svolgono gli eventi narrati, l'età dell'oro dei popoli cosacchi era già terminata e faceva già parte di racconti epici come un Iliade o un Odissea.

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