venerdì 17 luglio 2015

Storia del nuovo cognome - Elena Ferrante


Il secondo volume riparte esattamente dove era terminato il primo, la voce narrante è sempre Lenù, che attraverso l'escamotage dei quaderni/diari che l'amica le consegna, è in grado di riferire al lettore circa i dettagli delle vicende anche làddove lei non era direttamente presente. La narrazione ha un ritmo più incalzante rispetto il primo libro, ma la scrittura contiene qualche forzatura in più: forzature nelle immagini, nelle metafore, nel linguaggio. In qualche dialogo il fraseggio pomposo è messo lì a bella posta per sottolineare la vacuità di un personaggio, ma quando a usare i vocaboli pomposi e le metafore esageratamente costruite è la voce narrante, non capisco se l'effetto sia voluto o meno. 

C'è un eccesso di enfasi anche nell'esasperazione del contrasto interiore di Lenù tra il desiderio di una vita 'concreta' fatta di matrimonio, figli e lavoro, ed il desiderio di una vita più contemplativa, fatta di studio, cultura e conoscenza, per primeggiare ed uscire una volta per tutte dal rione.

A tale proposito sembra porsi il tema dell'importanza della cultura per i giovani, ovvero di come può fare un giovane che non ha mezzi, né economici né culturali, a tirarsi fuori dal rione malfamato, o dal paesino, o più in generale dalla condizione di ignoranza e isolamento (un esempio su tutti, 'Padre Padrone' di Gavino Ledda, oramai lo sto citando in ogni recensione), lo fa studiando indefessamente tutto quello che può o lo fa attraverso artifici più prosaici? Il rapporto complesso tra Lila e Lenù, fatto di amore e odio, di lontananza e vicinanza, di esperienze in comune e esperienze agli antipodi, di reciproca invidia e ammirazione, le fa assomigliare in un certo qual modo anche a Narciso e Boccadoro.

Si può cercare di leggervi anche il tema della questione meridionale nella seconda metà del novecento, e all'interno di questa la condizione delle donne in maniera più specifica, ed anche questi aspetti sono trattati con assoluto realismo…

In generale, confermo l'impressione ricavata dal primo volume: è una telenovela, forse è anche inutile cercare di trovare tematiche più auliche. Però è ben scritta e coinvolgente - pur concedendo qualche forzatura nel linguaggio e qualche banalità nell'intreccio -  e il motivo per cui un lettore trascorre un pomeriggio all'ombra, senza nessuno a disturbare e con le sole compagnie del libro e del cane, questo motivo è proprio il piacere di sentirsi raccontare una bella storia. Dunque ben venga questa tetralogia estiva, ora spengo e vado in libreria a comprare il terzo volume.

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