Il secondo volume
riparte esattamente dove era terminato il primo, la voce narrante è sempre
Lenù, che attraverso l'escamotage dei quaderni/diari che l'amica le consegna, è
in grado di riferire al lettore circa i dettagli delle vicende anche làddove
lei non era direttamente presente. La narrazione ha un ritmo più incalzante
rispetto il primo libro, ma la scrittura contiene qualche forzatura in più:
forzature nelle immagini, nelle metafore, nel linguaggio. In qualche dialogo il
fraseggio pomposo è messo lì a bella posta per sottolineare la vacuità di un
personaggio, ma quando a usare i vocaboli pomposi e le metafore esageratamente
costruite è la voce narrante, non capisco se l'effetto sia voluto o meno.
C'è un eccesso di
enfasi anche nell'esasperazione del contrasto interiore di Lenù tra il
desiderio di una vita 'concreta' fatta di matrimonio, figli e lavoro, ed il
desiderio di una vita più contemplativa, fatta di studio, cultura e conoscenza,
per primeggiare ed uscire una volta per tutte dal rione.
A tale proposito
sembra porsi il tema dell'importanza della cultura per i giovani, ovvero di
come può fare un giovane che non ha mezzi, né economici né culturali, a tirarsi
fuori dal rione malfamato, o dal paesino, o più in generale dalla condizione di
ignoranza e isolamento (un esempio su tutti, 'Padre Padrone' di Gavino Ledda,
oramai lo sto citando in ogni recensione), lo fa studiando indefessamente tutto
quello che può o lo fa attraverso artifici più prosaici? Il rapporto complesso
tra Lila e Lenù, fatto di amore e odio, di lontananza e vicinanza, di
esperienze in comune e esperienze agli antipodi, di reciproca invidia e
ammirazione, le fa assomigliare in un certo qual modo anche a Narciso e
Boccadoro.
Si può cercare di
leggervi anche il tema della questione meridionale nella seconda metà del
novecento, e all'interno di questa la condizione delle donne in maniera più
specifica, ed anche questi aspetti sono trattati con assoluto realismo…
In generale,
confermo l'impressione ricavata dal primo volume: è una telenovela, forse è
anche inutile cercare di trovare tematiche più auliche. Però è ben scritta e
coinvolgente - pur concedendo qualche forzatura nel linguaggio e qualche
banalità nell'intreccio - e il motivo
per cui un lettore trascorre un pomeriggio all'ombra, senza nessuno a
disturbare e con le sole compagnie del libro e del cane, questo motivo è
proprio il piacere di sentirsi raccontare una bella storia. Dunque ben venga
questa tetralogia estiva, ora spengo e vado in libreria a comprare il terzo
volume.
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