mercoledì 12 agosto 2015

La cattedrale del mare - Ildefonso Falcones


Vita del personaggio immaginario Arnau Estanyol, che nasce figlio di servi della gleba nella Catalogna del 1321,  fino al 1384 nel giorno dell'inaugurazione della Chiesa di Santa Maria del Mar, attraversando una straordinaria parabola di peripezie. A parte Arnau con le sue vicende, protagonista è certamente la città di Barcellona, ricostruita in modo molto realistico - niente di oscuramente gotico come potrebbe far ritenere la copertina, niente di ridanciano come si potrebbe pensare a volte quando si immagina la Spagna. La chiesa di Santa Maria del Mar, in costruzione proprio durante gli anni della vita del protagonista, è una presenza costante, è molto più di una semplice immagine di sfondo, che lo accompagnerà lungo il corso degli anni. Questo Arnau assomiglia al principe Mosè interpretato da Charlton Heston nel film kolossal 'I dieci comandamenti': forte, bello, talmente retto nella sua umanità da mettersi a proprio agio in qualsiasi classe sociale o congiuntura, in qualsiasi sorte -  da quella più avversa a quella che lo innalza al di sopra di tutto e di tutti - e in fin dei conti va bene anche così, una volta ogni tanto ci vuole, una lettura con un eroe tutto positivo. Un romanzo storico piacevole, certamente consigliabile, in cui si trovano pregi, ci si concede qualche piccola banalità e alcuni difetti.

 

Voto quattro stelle per tutto quanto riguarda l'ambientazione storica che è interessante, avvincente e coinvolgente. Seguendo la struttura dell'intreccio, il discorso storico si argomenta per sezioni tematiche e illustra il tardo medioevo in maniera esaustiva e quasi didattica, per voce sia del narratore che dei protagonisti stessi: le leggi, gli usi e le consuetudini, la vita quotidiana dei contadini, la schiavitù nelle campagne e la vita al castello, con il vassallo ed il suo strapotere sulla vita dei servi della gleba; i cibi, gli abiti dei poveri e gli abiti dei ricchi; il fermento nella città che con i cantieri, gli artigiani, i banchieri e le corporazioni inizia a configurarsi come qualcosa di assolutamente inedito, ed ancora le guerre tra sovrani e tra signori, i trovatori che raccontano le gesta dei grandi eroi, l'odio e la discriminazione nei confronti degli ebrei e tanto altro ancora, il tutto descritto con bravura e semplicità.

 

Lo stile di questo autore e l'intreccio di questo romanzo storico mi hanno ricordato 'L'Assiro' di Guild che ho letto un anno fa. Osservo comunque alcune banalità per quanto riguarda la trama, i protagonisti e i dialoghi: ad esempio la nettissima separazione tra buoni e cattivi; una esagerata gentilezza e affettuosità degli adulti nei confronti dei ragazzini (in un'epoca in cui ho idea che i bambini fossero considerati poco più delle bestie); la esasperante ripetitività del gesto con cui, ogni volta che uno dei buoni-adulti si rivolge a un ragazzino, questi gli posa una mano sulla testa per spettinarlo; la formidabile coincidenza che fa re-incontrare le persone dopo oltre vent'anni… e anche il finale, non mi è dispiaciuto ma l'ho trovato un tantino prevedibile.

Nel protagonista Arnau c'è una consapevolezza di sé e del proprio diritto alla dignità e al rispetto in quanto essere umano, un anelito alla emancipazione che stride un po' con il suo  essere un umile contadino servo della gleba del basso medioevo. Va bene il carattere forte, ma questo livello di consapevolezza è condito in salsa un po' troppo contemporanea per il contesto in cui dovrebbe ambientarsi. Questo è un errore comune in molti romanzi storici, mi ricordo di avere scritto qualcosa di simile commentando 'La ragazza di Ratisbona' di Silvia Di Natale: per cercare di caratterizzare il proprio personaggio, lo scrittore gli affibia dei pensieri e delle prese di posizione un po' al di fuori del proprio tempo e finisce per farlo apparire un po' troppo avanti. Curiosamente, in questo romanzo di Falcones sono proprio i personaggi femminili che, anche se non particolarmente approfonditi, risultano psicologicamente più plausibili, nella passività con cui accettano il proprio destino e nello stupore con cui imparano a conoscere aspetti di sé stesse che per noi donne e uomini del ventunesimo secolo sono piuttosto scontati.

 

Infine, una nota di demerito alla scrittura: capita di trovare frasi letteralmente sconnesse dal punto di vista logico e grammaticale, non saprei dire se per colpa della traduzione, o dello scrittore stesso, o di tutt'e due, ma in ogni caso di sicuro colpa di una mancata revisione del testo.

Nessun commento:

Posta un commento