Non il mio genere.
In primo luogo perché io prendo la musica dei Pink Floyd seriamente, la ascolto
troppo seriamente per riuscire a farci su dell'umorismo o qualcosa di spassoso,
preferisco nutrirmi della sua vena malinconica. In secondo luogo perché se si
parla di personaggi, dei musicisti in quanto persone, non ho la tendenza a
farne un culto, anzi preferisco separare la musica dal musicista con la sua
vita, le sua abitudini, i suoi pregi e difetti ( Mozart docet…).
La storia dei Pink
Floyd è raccontata come vicenda che ruota tutta attorno a un fulcro, ovviamente
Syd Barrett. Non è un vero racconto, si tratta di un mosaico di aneddoti - veri
o immaginari che siano - messo giù in modo da risultare volutamente ironico e
spassoso, assolutamente mai noioso. E' una sorta di istruttoria in cui ogni
personaggio coinvolto direttamente o indirettamente nella storia dei Pink Floyd
rilascia un'intervista o dichiarazione spontanea. In questo modo i fatti reali
e i fatti di fantasia si mescolano, e come sempre non è detto che gli eventi
più improbabili rientrino tra i secondi. Tutto questo gioco tra testimonianze
reali e inventate si basa sul fatto che ci sono due storie, anzi due in
una, che anche se raccontate in maniera
perfettamente aderente alla realtà sarebbero già sufficientemente singolari:
una è la storia di Barrett, leggenda del
pop pur avendo avuto una carriera di soli pochi anni e pur non essendo morto
all'età ventisette come invece è stato per tanti altri famosissimi; e i Pink
Floyd, storia di una trentennale presenza di successi tutti basati sul racconto
di un'assenza. L'elemento fantasioso di
questa istruttoria non consiste soltanto nel far parlare personaggi deceduti,
inventare interviste mai rilasciate o episodi mai accaduti. Il principale
elemento fantasioso intorno al quale ruota tutta l'istruttoria è il
soprannaturale, le presunte caratteristiche magiche e/o ultraterrene di un
personaggio singolare come Syd Barrett. Mari sembra voler suggerire tra le
righe che Barrett, oltre ad essere la leggendaria pop star che tutti conoscono,
si presenta bene anche come protagonista
di un racconto di Poe o di un film di Argento.
Quindi finisco per
trovarmi d'accordo con la citazione attribuita a Frank Zappa, che scrivere di
musica è come ballare di architettura…
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