Piacevolmente coinvolgente. E dire che se avessi
saputo più nel dettaglio dei temi che vengono trattati, forse non avrei nemmeno
avuto il coraggio di iniziarlo. Oltre ad avere il merito di avermi insegnato,
con la pratica, che sono in grado di leggere di certi argomenti uscendone viva,
mi ha anche incuriosito a saperne di più su Dino Campana.
E' una storia come tante ma non banale, ben
raccontata, con un taglio piuttosto giornalistico, una scrittura fatta di frasi
brevi che tiene deste l'attenzione e la curiosità del lettore. Ben lungi
dall'essere un giallo, nel cuore del racconto c'è comunque una avvincente
indagine. L'autrice è ben calata nel punto di vista maschile e anche nel punto
di vista del musicista.
Dopo essere stato lasciato improvvisamente, un marito
ricostruisce la storia della moglie, la storia del loro amore ma anche la
storia di lei quando e dove lui non c'era, per scoprire che di lei non sapeva
nulla, che non la ha mai conosciuta per davvero, e che quel che in lei lo
attraeva, quel che lui vedeva come una forma di forza e di carattere, in realtà
erano sintomi di debolezza e di più gravi problemi.
Il vero tema non è tanto la fine di un amore o la
fine di un matrimonio con tre figli. E' l'insieme delle sensazioni - tradimento, smarrimento, rabbia, nostalgia
e infine una dolorosa ma pacifica comprensione - quando uno dei due scopre
quello che l'altro non ha mai raccontato. E se il non detto ha a che fare con
depressione, esaurimento, crisi di panico, autolesionismo e tentativi di
suicidio, allora fa perfettamente parte della realtà il fatto di non
raccontare, di nascondere con scuse o bugie, di minimizzare. Si sceglie di non
dire per una sorta di istinto, quasi inconsapevolmente, perché si sa che non si
verrà capiti, spesse volte nemmeno ascoltati. Se non sei tu a minimizzare, sai
che saranno gli altri a farlo per te, a indurti a farlo, se non a criticarti o
a compatirti, facendoti sentire in colpa se ti sei azzardato/a a lagnarti per
un qualcosa che non è un problema concreto e non è un male fisico. Ma non ce la
faranno proprio mai a capirti.
Il tema è trattato in maniera intelligente perché non
c'è pretesa di un particolare approfondimento scientifico ma non c'è nemmeno
quella faciloneria che ho trovato in altri romanzi (il più recente, Jonathan
Safran Foer) e i torti e le ragioni non si concentrano in maniera specifica su
un personaggio o sull'altro.
"Ho sempre creduto che tutto dipenda da noi -
quello che proviamo, quello che ci succede. Ho sempre pensato che si potesse
deciderlo, di stare bene o male […] . Ma non siamo tutti uguali […]. Non ci
avevo mai riflettuto, fino a ora: non è vero che abbiamo tutti le stesso carte
in mano. Non ho mai accettato le bugie di Sara perché non avevo capito il dolore che esprimevano, per me erano
sbagliate e basta. Pensavo che esistessero solo le cose giuste e quelle sbagliate,
invece c'è dell'altro. Il dolore è insensato. Come l'amore."
"Così invece sono rimasta col sospetto che
esista una dimensione d'amore che mi è stata negata, che mi sono negata. […] Lo
so che sono sogni romantici, infantili, che non esiste un amore così, semplice
e gioioso, che l'amore vero, reale, è fatto di impegno, come il nostro, ed è
bello per questo, perché va costruito ogni giorno, perché è una conquista, come
dici tu. Ma a volte non riesco a impedirmi di sognare che esista un sentimento
più indubitabile. Non posso raccontarti niente, non posso cercare di
condividere qualcosa che non è successo e ti farebbe solo soffrire, ma
scaraventarlo fuori, vederlo scritto su questo foglio, forse mi servirà a
superarlo."
Passo di gran carriera a mettere in lista desideri il
libro di Vassalli in cui si racconta la storia di Dino Campana, da cui è tratta
questa citazione:
"La storia del poeta pazzo è un storia italiana
che ha al suo centro la famiglia. Non ho mai creduto nella favola del 'poeta
pazzo'. L'accoppiata romantica genio-follia mi ha sempre fatto
sorridere…".
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