Dopo la
conclusione - anzi sarebbe meglio dire la mancata conclusione - del dramma
giudiziario di Leo Pontecorvo, l'attenzione dell'autore si concentra sui figli
Filippo e Samuel, la voce narrante si cala nei loro panni per raccontare le
loro vicende che saranno la spiegazione della storia del genitore. L'intreccio
si completa e raggiunge maggiore solidità, si trova la quadra per tutto quello
che nel primo libro rimaneva un po' vacuo.
Il tema
dell'inseparabilità tra due fratelli è sviluppato abbastanza bene ma mi è
piaciuto di più in "Come l'insalata sotto la neve" di Gallo.
La
storia riprende ai giorni nostri, con i figli di Pontecorvo ormai adulti e alle
prese con alcune delle considerazioni ed emozioni che già nel libro precedente
sono state raccontate per il padre: i rapporti coniugali ed extra, gli ambienti
delle famiglie benestanti e di successo, i rapporti con l'ebraismo, ecc.
L'ambientazione non è più solo a Roma ma anche Milano e New York.
Confermo
alcune delle annotazioni che ho scritto precedentemente: la voce narrante
interna-esterna, lo stile colloquiale, scrittura buona ma non eccelsa. I figli
hanno anche gli stessi difetti del padre ormai apparentemente dimenticato: sono
ben strutturati questi due protagonisti che poco per volta vanno a costruire
delle piccole repliche del padre, in contesti diversi ma con conclusioni
psicologiche piuttosto simili, come a voler insegnare che la storia chiude un
cerchio, e al tempo stesso tende a ripetersi. Alcuni dettagli nei personaggi
secondari, invece, presentano qualche incongruenza.
Questo
libro è fatto della stessa sostanza dell'altro, è ancora un tantino verboso, ma
questa volta c'è quello che prima mancava: un bel ritmo. Dunque rettifico
parzialmente la mia precedente recensione: da consigliare a chi avesse voglia
di leggere la storia di una famiglia (non proprio una saga), contemporanea, non
troppo impegnativa, con qualche considerazione sull'ebraismo in Italia e in
generale, qualche spunto di riflessione sull'attualità: la stretta connessione
tra il successo - il saper riscuotere
apprezzamento presso la gente - e la volubilità nella reazione della gente
stessa che passa da un amore idolatrante all'odio esacerbato nel volgere di
breve tempo. Questo volume ha una marcia in più rispetto il precedente:
l'autore è bravo nel sostenere la
tensione in un crescendo fino alla resa dei conti finale, come nel più classico
dei film hollywoodiani. Se l'intera storia fosse stata esposta secondo un
ordine meramente cronologico risulterebbe banale, invece così come è stata
spezzettata risulta avvincente.
Va
sottolineato che gli inseparabili del titolo non sono solo i due fratelli
protagonisti ma anche i due volumi che compongono l'opera.
Sconsigliato
leggerne solo uno o leggerli in ordine inverso: impossibile cogliere tutte le
sfumature di "Inseparabili" e apprezzarlo appieno senza avere prima
letto "Persecuzione"; impossibile farsi una ragione della lentezza di
"Persecuzione" se poi uno non legge anche "Inseparabili".
Leggendo questo, l'altro risulta essere una lunga premessa, che finalmente
acquisisce un senso compiuto. Andrebbero semplicemente pubblicati in un unico
volume. Messi insieme, sono un qualcosa con una buona completezza: ci sono il
tema del successo, del rapporto con il pubblico; della famiglia; dell'ebraismo;
c'è una cronaca giudiziaria con un po' di 'giallo psicologico'.
Niente
di superlativo, non è il romanzo che ti cambia la vita ma tutto sommato
avvincente.
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