martedì 17 novembre 2015

Tu vipera gentile - Maria Bellonci


Tre agili racconti che pur narrando episodi ben distinti hanno molto in comune. Il filo conduttore, come già scritto altrove, può essere la ragione di stato - o a mio avviso, più in generale, quell'idea della Storia come di uno schiacciasassi che passa sopra tutto e tutti e macina non solo le vite della plebe ma anche dei signori e della loro discendenza, i quali signori pur essendo figure di governo rivestite di una qualche responsabilità, quando si scontrano con qualcosa di immensamente più grande di loro finiscono per acquisire una certa aura di innocenza e finanche di merito. Questo concetto, questo filo conduttore si trova ampiamente ripreso e sviluppato in Rinascimento Privato.

Un altro elemento di grande rilievo, in comune tra i tre racconti, è l'amore della Bellonci per le figure storiche ivi descritte: la Bellonci vuole bene per davvero ai personaggi - alle donne soprattutto, e considerando l'epoca in cui scriveva le si perdona questo squilibrio -  e riesce a farli rivivere in maniera sorprendente. Sa evocare i fantasmi che tutti gli appassionati di Storia in qualche modo frequentano e su cui sono abituati a fantasticare. Anche questa è una discriminante di rilievo per saper scrivere un buon romanzo (o racconto) storico. Tutti gli storici conoscono bene le date, i nomi e gli eventi, ma non tutti sanno raccontare con un tale soffio vitale.

Proseguendo con gli elementi in comune, protagoniste sono le Signorie dell'Italia settentrionale durante il Rinascimento. Ancora una volta la Bellonci dimostra e sottolinea come fosse un'epoca fatta non soltanto di splendori, ricchezze e bellezze, ma anche di violenze, paure e caos istituzionale - quest'ultima cosa è forse la più difficile da immaginare, per noi abitanti del ventunesimo secolo che diamo tante cose per scontate e dovute. Mentre la povertà era patita solo da una parte della popolazione, il caos e le incertezze sono stati sofferti dagli appartenenti a tutti i ceti.

Se letti in ordine inverso, dal terzo al primo, i racconti sono tre episodi in ordine cronologico.

La vipera del titolo fa riferimento allo stemma dei Visconti, la cui storia è raccontata nel terzo racconto: a cavallo tra XIII e XIV sec si assiste alla nascita delle signorie, quando ancora esse non erano percepite come tali: sentirsi testimone, anche se indirettamente, di un tale passaggio, è già di per sé cosa emozionante.

Nel secondo racconto la Bellonci si porta nel XV secolo a cavallo tra il marchesato di Mantova e il ducato di Milano, e prendendo a pretesto la storia del mancato matrimonio tra Dorotea Gonzaga e Galeazzo Maria Sforza, con la pubblicazione di alcuni documenti e lettere fino al quel momento inediti, oltre ad alcuni momenti toccanti nel ricostruire la vita dei personaggi, espone lo scacchiere geo-politico dell'epoca.

Il primo racconto giunge infine al XVII secolo per mostrare la decadenza della città di Mantova e del ducato dei Gonzaga: e se da un lato c'è la fedeltà cieca del cortigiano Striggi che in nome della lealtà verso la casata regnante è in grado di compiere delitti e perdere sé stesso, d'altro canto il racconto della Bellonci si riempie di una vena malinconica per la fine di una città e di una dinastia cui lei, come ho già scritto, deve aver voluto davvero tanto bene per descriverla in modo così eccezionale, e la pena per un saccheggio che è rimasto famoso nel corso dei secoli.

 

Queste tre storie sono zeppe di nomi e date ma raccontate con la forza e la passione di un vero romanzo, con una prosa estremamente aggraziata, che utilizza qualche espressione dell'epoca ma in modo spontaneo senza farne la scimmiottatura, talmente aggraziata che in alcuni passaggi sa essere prosa e poesia al tempo stesso. E al di là dell'eleganza ci sono le riflessioni e le spiegazioni delle congiunture, delle problematiche e dei punti di vista: un tale insieme è meglio di qualsiasi testo scolastico o didattico. Per la Bellonci, cinque stelle d'ufficio.

Nessun commento:

Posta un commento