domenica 29 novembre 2015

L'usignolo di Mosul - Morgana Gallaway


Mi occorreva una storiella facile facile, un po' scema e un po' sdolcinata. E l'ho trovata, in questo senso potrei anche reputarmi soddisfatta. Un remake della fiaba de La sirenetta in salsa di conflitto iracheno post Saddam.

Però ho anche trovato una discreta sfilza di stereotipi. Leggendo note e ringraziamenti, il libro sembra essere stato scritto con le migliori intenzioni: consultando e utilizzando una pluralità di fonti che non lascerebbero pensare alla classica americanata. La scrittura è semplice ma non povera, gli spunti per qualche riflessione e discussione in ogni caso non mancano. Forse l'effetto banalizzazione nasce del fatto che l'autrice ha voluto o dovuto condensare in pochi personaggi tanti tipi e generi di storie e informazioni - in maniera non dissimile da quello che ha fatto Hosseini in "Mille splendidi soli"- perché se si vuole parlare di banalità anche Hosseini non è che ne sia del tutto scevro, eppure ha molto più successo e recensioni di questa sconosciuta Gallaway. La trama, più che essere banale, direi che si rifa' ad uno schema collaudato: raccontare una storia d'amore tra due personaggi appartenenti alle opposte fazioni, usandola come pretesto per descrivere uno scenario di guerra, da Omero in poi è una struttura riproposta in ogni dove, anche a guardare soltanto nella mia povera libreria di storie con questo impianto se ne conteranno a dozzine, e direi che ne sono venute anche cose più che buone. Gli stereotipi in questa storia si fanno notare più che altro in certi dettagli dei personaggi, dei dialoghi e delle situazioni, e nelle formidabili coincidenze ambientate in una città che dovrebbe essere una specie di formicaio ma dove sembra che a decidere le sorti della guerra siano solo in tre o quattro persone: l'idea di base era buona, perde clamorosamente quota nel corso dello sviluppo.

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