giovedì 7 gennaio 2016

Il tango della Vecchia Guardia - Arturo Pérez-Reverte


"Ci sono uomini che sognano di andarsene, e osano farlo. Io l'ho fatto."
Il 2016 inizia con un bel libro, dal ritmo un po' lento ma avvincente sin dall'inizio, romantico nel senso migliore del termine, ambientazioni descritte con sorprendente precisione, atteggiamenti dei personaggi così realistici e ben dosati che sembra proprio di guardare un film. Ma l'intreccio è di qualità decisamente superiore alla semplice sceneggiatura di un film. I dialoghi e le riflessioni hanno qua e là una qualche espressione un poco ripetitiva, comunque non sono d'accordo con chi ha scritto che risulta noioso a chi non se ne intende di scacchi e di tango: certo che se si è appassionati di una di queste due cose sarà più facile sentir scoccare una scintilla durante la lettura.

Due narrazioni procedono perfettamente parallele come rotaie, a tener ben desta la curiosità del lettore, e con il procedere della lettura i due racconti vengono di man in mano combaciando e incastrandosi tra loro: il racconto del primo incontro tra Mercedes (Mecha) e Max, su un transatlantico alla volta di Buenos Aires nel '28; ed il racconto di quando lui la rivede casualmente a Sorrento una quarantina di anni dopo. Lui una adorabile canaglia, lei splendida e dura come un diamante, sono due protagonisti realistici e ottimamente costruiti, ben lungi dall'essere finti eroi perfetti. Nella loro vicenda non c'è tanto romanticismo quanto passione, opportunismo, arrivismo e malinconia per i bei tempi andati. E ovviamente, ci si mette di mezzo anche la guerra: "Quando vedo tutte quelle camicie nere, marroni, rosse o azzurre che pretendono che ti iscriva a questo o a quello, penso che prima il mondo era dei ricchi e ora sarà dei risentiti… Io non sono né l'uno né l'altro". Tutta la storia ruota attorno ad una collana di perle, proprio come ne "La milleduesima notte" di Roth, però qui in più ci sono i sobborghi di Buenos Aires, il tango, la fatica e le miserie degli immigrati italiani o spagnoli o polacchi che tentano di ricostruirsi una vita laggiù, e non sempre riescono nel loro intento. Usando le parole del protagonista Max: "Mi è costato molto, pensò con amarezza, arrivare fin qui. Muovermi in questo panorama confortevole, lontano da quei sobborghi puzzolenti di cibo rancido che posti come questo hanno esiliato in periferia. E farò in modo che nessuno mi ci faccia tornare."

E' anche romanzo storico in quanto nell'intreccio abilmente costruito si incastrano alla perfezione personaggi realmente esistiti. E mi ha convinto anche il finale, aperto nella giusta misura, tutto ben dosato e non zuccheroso: la scena con cui il protagonista Max prende congedo lascia un ottimo sorriso e un'ottima disposizione d'animo. Buon 2016 a tutti.

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