"Ci sono uomini che sognano di andarsene, e osano
farlo. Io l'ho fatto."
Il
2016 inizia con un bel libro, dal ritmo un po' lento ma avvincente sin
dall'inizio, romantico nel senso migliore del termine, ambientazioni descritte
con sorprendente precisione, atteggiamenti dei personaggi così realistici e ben
dosati che sembra proprio di guardare un film. Ma l'intreccio è di qualità
decisamente superiore alla semplice sceneggiatura di un film. I dialoghi e le
riflessioni hanno qua e là una qualche espressione un poco ripetitiva, comunque
non sono d'accordo con chi ha scritto che risulta noioso a chi non se ne
intende di scacchi e di tango: certo che se si è appassionati di una di queste
due cose sarà più facile sentir scoccare una scintilla durante la lettura.
Due
narrazioni procedono perfettamente parallele come rotaie, a tener ben desta la
curiosità del lettore, e con il procedere della lettura i due racconti vengono
di man in mano combaciando e incastrandosi tra loro: il racconto del primo
incontro tra Mercedes (Mecha) e Max, su un transatlantico alla volta di Buenos
Aires nel '28; ed il racconto di quando lui la rivede casualmente a Sorrento
una quarantina di anni dopo. Lui una adorabile canaglia, lei splendida e dura
come un diamante, sono due protagonisti realistici e ottimamente costruiti, ben
lungi dall'essere finti eroi perfetti. Nella loro vicenda non c'è tanto
romanticismo quanto passione, opportunismo, arrivismo e malinconia per i bei
tempi andati. E ovviamente, ci si mette di mezzo anche la guerra: "Quando
vedo tutte quelle camicie nere, marroni, rosse o azzurre che pretendono che ti
iscriva a questo o a quello, penso che prima il mondo era dei ricchi e ora sarà
dei risentiti… Io non sono né l'uno né l'altro". Tutta la storia ruota attorno
ad una collana di perle, proprio come ne "La milleduesima notte" di
Roth, però qui in più ci sono i sobborghi di Buenos Aires, il tango, la fatica
e le miserie degli immigrati italiani o spagnoli o polacchi che tentano di
ricostruirsi una vita laggiù, e non sempre riescono nel loro intento. Usando le
parole del protagonista Max: "Mi è costato molto, pensò con amarezza,
arrivare fin qui. Muovermi in questo panorama confortevole, lontano da quei
sobborghi puzzolenti di cibo rancido che posti come questo hanno esiliato in
periferia. E farò in modo che nessuno mi ci faccia tornare."
E'
anche romanzo storico in quanto nell'intreccio abilmente costruito si
incastrano alla perfezione personaggi realmente esistiti. E mi ha convinto
anche il finale, aperto nella giusta misura, tutto ben dosato e non zuccheroso:
la scena con cui il protagonista Max prende congedo lascia un ottimo sorriso e
un'ottima disposizione d'animo. Buon 2016 a tutti.
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