Sono un poco delusa. La scrittura è
eccellente, non c'è che dire. I dialoghi, i pensieri e i gesti dei protagonisti
sono davvero ben studiati e ben descritti, e danno un tocco di teatralità molto
piacevole.
L'atmosfera in generale ha lo stesso
senso di ineluttabilità anche nell'ordinarietà di una vita comune - come in
"Donna per caso" di Coe.
Ma il racconto della notte di nozze
di Edward e Florence mi è risultato a tratti prolisso, pur nella sua brevità;
ed i flashback riguardanti le rispettive infanzie, le famiglie e la storia del
loro incontro, mi sono sembrati più dei riempitivi che non elementi di un vero
e proprio intreccio. Recupera qualche punto con un po' di accelerazione nel
finale.
Una luna di miele che in realtà del
miele non ha proprio niente: è una resa dei conti, è un venire al pettine di
tutti quei nodi accumulatisi nel rapporto tra due giovani che, condizionati
dalla società e dall'ambiente esteriore, non hanno mai neppure concepito di
potersi comportare con naturalezza, nemmeno tra loro due nelle fasi del loro
corteggiamento e dell'imminente matrimonio. Questo elemento così fortemente
condizionante è la società perbenista inglese degli anni sessanta che, stando
all'autore, pare essere un favoloso mix di tabù non solo in materia di sesso ma
anche di tutte le altre sfere della persona. L'effetto "anni '60" in
questo racconto arriva a sembrare un elemento concreto, misurabile come la
pioggia o come una temperatura, e non come un qualcosa di puramente indicativo.
In aggiunta a questo background, i blocchi psicologici dei protagonisti fanno
sì che questa notte di nozze sia come un domino al contrario: non riuscendo a
sbloccare un nodo, restano bloccati anche tutti gli altri.
Si mette a nudo, in maniera forse
anche un po' spietata, una situazione che nei decenni passati può essere stata
reale per tante persone, per alcuni dei nostri nonni o genitori, e che
certamente qualche volta si ripete ancora oggi: non basta dire 'matrimonio'
perché tutto sia rose e fiori. Mi viene da fare il paragone con il Gaarder che
ho letto da poco, in cui il racconto dell'incontro tra i due protagonisti era
molto più fiabesco, e dove il libro si conclude con l'esortazione, verso il
lettore, a farsi raccontare la storia dei propri genitori: certo che sentirsi
raccontare una storia come quella di Edward e Flo potrebbe esser piuttosto
imbarazzante. Di sicuro questo McEwan risulterà molto più realistico e molto
meno zuccheroso di quel Gaarder, e altrettanto sicuramente porterà il lettore a
farsi qualche domanda riguardo il come sarebbero andate le cose se fosse
rimasto con il primo fidanzato/a e a riflettere su tutti quei dettagli, quelle
scelte che si compiono pochi istanti ma che viste a distanza di tempo finiscono
per rappresentare importanti bivi nella propria vita.
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