venerdì 15 aprile 2016

La casa a Nord-Est - Sergio Maldini


Un romanzo alquanto sofisticato, più da premio Strega che Campiello. Ricco di contenuti, trama semplice-semplice: quarantaseienne che non regge più il proprio lavoro e l'ignoranza dei colleghi, né la città dove vive, né il proprio fallimento come scrittore, e si sente escluso dalla propria famiglia che pure ama, decide che l'elemento necessario ad una svolta è comprarsi una casa in Friuli, terra natia della madre e dove lui ha trascorso l'infanzia. La svolta arriverà? Sì e no: per certi aspetti si può dire che il nostro protagonista passerà dalla padella alla brace.



Una storia ambientata negli anni '80 con atmosfere che sanno d'antico, ombre napoleoniche, ville e casolari settecenteschi, the pomeridiani e musica da camera e ancora cose come "recuperare quell'elemento oggi scaduto nella società contemporanea: la conversazione". Al tempo stesso è la storia molto contemporanea di un uomo disilluso e insoddisfatto, di una città di Roma proposta in un punto di vista del tutto inedito e di un Friuli che sembra una dacia russa, con la grande pianura finalmente descritta con grazia e affetto, e non ci sono solo bei paesaggi ma anche splendidi interni di abitazioni rurali.

Il rapporto tra Marco e Antonia è raccontato squisitamente, ha l'ardore e le paure degli innamoramenti tra adolescenti, ma anche la tranquillità delle avventure vissute quando non si pretende e nemmeno ci si aspetta nulla, ne da sé stessi né dagli altri.

Peccato per il finale un tantino inconsistente che gli toglie qualche punto, ma nel complesso lettura ottima e suggestiva.



"Non tanto il fatto di andarvi o di abitarvi, ma la sola idea di possederla, li soccorreva nei giorni di noia e di scirocco, suggerendo una nuova speranza alle poche novità che scandivano la loro vita."

"La casa di Nord-Est più che una casa era un deposito di illusioni"

"La casa era come un mare che ritornava su se stesso e riappariva subito dopo. La casa cominciava sempre."

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