sabato 21 maggio 2016

La casa del tempo - Laura Mancinelli


Andante, non avvincente ma ammaliante. Delicato e poetico al punto giusto. I racconti della Mancinelli ambientati nel medioevo mi hanno sempre dato soddisfazione, e ora posso dire altrettanto di questo che ha un'ambientazione più contemporanea. Come nel romanzo di Maldini c'è una casa, al centro della storia, che deve rappresentare un tempo, oltre che un luogo, per una svolta nella vita del protagonista. Solo che qui la casa si fa più partecipe degli eventi, è una parte in causa assolutamente attiva: questa particolarità può essere vista in chiave semplicemente poetica, oppure può essere vista come un'allegoria della vita, del fato che attende ogni uomo.

Il racconto nel suo complesso trasmette un senso di dolce malinconia, è cosparso di accesi tramonti, vegetazione campestre e dell'orto che al pari della casa sembra quasi dialogare con i protagonisti; l'ho letto quasi tutto d'un fiato da stare qui nel mio cortile, e devo ammettere che quando alzavo gli occhi dalle pagine per guardarmi intorno, questa specie di orto vecchio stampo (in dialetto si dice "la pèca") mi è apparso in una luce un po' diversa. E in ogni caso è bello pensare ad una casa come ad un essere vivente: non proprio una persona dotata di volontà e sentimenti, ma piuttosto una specie di vegetale, una sorta di spugna che assorbe tutto quello che le passa dentro o attorno o accanto: "Certo, quella non è una casa qualsiasi. E' una casa in cui si è molto sofferto. E in cui qualcuno ha molto amato. […] E l'amore non è stato compensato dalla gioia, come dovrebbe essere. Quella casa esige un risarcimento."

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