Sin dalle primissime volte che li ho
visti comparire qui su anobii, i libri di questa trilogia mi hanno incuriosito
per i titoli e per le copertine, ancor più che per le recensioni. Non è un
metodo di selezione delle letture particolarmente scientifico, però spesse
volte ha dato buoni risultati. E allora mi sono detta "crepi
l'avarizia", e li ho comprati tutt'e tre. Risultato al termine della
lettura del primo: molto cinematografico e molto ammericano. La scrittura: da
un punto di vista verbale è essenziale, quasi scarna; ma dal punto di vista dei
contenuti è colma di dettagli, si sofferma su ogni piccolo particolare e
rallenta di molto il ritmo del romanzo. Lo rallenta e lo rende effettivamente
simile ad un canto appiattito su una sola tonalità. E di qui ci si ricollega al
titolo. Questo "andante" che si mantiene sempre così costante
dall'inizio alla fine del romanzo, è il suo bello anche se bisogna riconoscere
che non a tutti può piacere. A me è piaciuto abbastanza, sarà per via del fatto
che mi trovavo nella giusta disposizione d'animo e di contesto: per il momento
non mi sento entusiasta come altri anobiiani qui nei commenti, per una
valutazione complessiva aspetto di leggere gli altri, ma comunque il bilancio
al termine del primo libro è positivo.
Mi è piaciuto di più l'altro aspetto del titolo, e cioè il fatto che
questa storia racconti della profonda provincia, americana o nostrana a ben
vedere non è poi così importante, quello che conta sono certe atmosfere
rilassate all'alba e al tramonto.
Nella piccola cittadina di Holt,
vicino Denver, a cavallo tra un autunno e la primavera successiva, si
incrociano le storie di: un professore di storia con i suoi due figli e i suoi
problemi con la moglie; una ragazzina rimasta incinta e quindi cacciata di casa
dalla madre; due anziani e solitari fratelli contadini. Le loro vite sono fatte
di episodi semplici, una trama volutamente inconsistente, ma proprio grazie
alla semplicità sarebbe bastato qualche piccolo dettaglio in più per
intrecciare e incastrare meglio le storie, e non solo affiancarle.
Critica all'autore: ma c'è mai stato
veramente in una fattoria? Alcuni dettagli concreti del racconto non mi
convincono del tutto.
Critica alla traduzione e/o alla
redazione: ma si faceva così fatica a mettere le virgolette o i trattini dove
c'è il discorso diretto? Tutto così mescolato con le virgole si legge e si
capisce lo stesso, in qualche passo può avere anche un suo perché, ma in
generale sta davvero molto male.
Più di tre stelle perché mi sto
gustando le storie di vita vera, apparentemente inutili eppure così importanti,
le atmosfere delle verande al tramonto, dei vecchi mulini a vento cigolanti e
delle colazioni a base di uova e pancetta, e tutte quelle cose lì; meno di
quattro perché non è esente da imperfezioni, luoghi comuni e qualche forzatura.
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