domenica 19 giugno 2016

Canto della pianura - Kent Haruf


Sin dalle primissime volte che li ho visti comparire qui su anobii, i libri di questa trilogia mi hanno incuriosito per i titoli e per le copertine, ancor più che per le recensioni. Non è un metodo di selezione delle letture particolarmente scientifico, però spesse volte ha dato buoni risultati. E allora mi sono detta "crepi l'avarizia", e li ho comprati tutt'e tre. Risultato al termine della lettura del primo: molto cinematografico e molto ammericano. La scrittura: da un punto di vista verbale è essenziale, quasi scarna; ma dal punto di vista dei contenuti è colma di dettagli, si sofferma su ogni piccolo particolare e rallenta di molto il ritmo del romanzo. Lo rallenta e lo rende effettivamente simile ad un canto appiattito su una sola tonalità. E di qui ci si ricollega al titolo. Questo "andante" che si mantiene sempre così costante dall'inizio alla fine del romanzo, è il suo bello anche se bisogna riconoscere che non a tutti può piacere. A me è piaciuto abbastanza, sarà per via del fatto che mi trovavo nella giusta disposizione d'animo e di contesto: per il momento non mi sento entusiasta come altri anobiiani qui nei commenti, per una valutazione complessiva aspetto di leggere gli altri, ma comunque il bilancio al termine del primo libro è positivo.  Mi è piaciuto di più l'altro aspetto del titolo, e cioè il fatto che questa storia racconti della profonda provincia, americana o nostrana a ben vedere non è poi così importante, quello che conta sono certe atmosfere rilassate all'alba e al tramonto.

Nella piccola cittadina di Holt, vicino Denver, a cavallo tra un autunno e la primavera successiva, si incrociano le storie di: un professore di storia con i suoi due figli e i suoi problemi con la moglie; una ragazzina rimasta incinta e quindi cacciata di casa dalla madre; due anziani e solitari fratelli contadini. Le loro vite sono fatte di episodi semplici, una trama volutamente inconsistente, ma proprio grazie alla semplicità sarebbe bastato qualche piccolo dettaglio in più per intrecciare e incastrare meglio le storie, e non solo affiancarle.

Critica all'autore: ma c'è mai stato veramente in una fattoria? Alcuni dettagli concreti del racconto non mi convincono del tutto.

Critica alla traduzione e/o alla redazione: ma si faceva così fatica a mettere le virgolette o i trattini dove c'è il discorso diretto? Tutto così mescolato con le virgole si legge e si capisce lo stesso, in qualche passo può avere anche un suo perché, ma in generale sta davvero molto male.

Più di tre stelle perché mi sto gustando le storie di vita vera, apparentemente inutili eppure così importanti, le atmosfere delle verande al tramonto, dei vecchi mulini a vento cigolanti e delle colazioni a base di uova e pancetta, e tutte quelle cose lì; meno di quattro perché non è esente da imperfezioni, luoghi comuni e qualche forzatura.

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