Devo riconoscere che questa trilogia
fa parte di quella categoria di libri con l'effetto "a scoppio
ritardato": mentre lo leggi, quasi quasi ti viene da dirti
"mbeh?", ma poi a lettura ultimata e sedimentata ti fa proprio
piacere di averlo letto e realizzi la compagnia che ti ha tenuto. Ora che sono
al secondo libro, anzi provo a guardare i due volumi insieme, mi rendo conto
molto meglio di questo effetto. La narrazione riprende dopo poco più di due
anni dalla conclusione del primo libro e procede con un altro anno di
"cronache" di Holt. Ci sono gli stessi protagonisti di prima più
alcuni nuovi che si aggiungono all'intreccio: una famiglia in difficoltà
seguita dall'assistente sociale, un ragazzino orfano che vive solo con il
nonno, la loro vicina di casa con due figlie e abbandonata dal marito che, come
nel precedente libro la moglie di Tom, trascorre le giornate a letto e al buio
preda della depressione. Al termine della lettura e dell'anno di racconto,
alcune di queste vicende mi paiono decisamente lasciate in sospeso, la lettura
di "Benedizione" si rende in ogni caso necessaria. Bisogna anche
osservare come l'intera vicenda, immersa com'è nella campagna e nella profonda
provincia, sia quasi del tutto
decontestualizzata dal punto di vista temporale: in alcuni salotti compaiono
grossi televisori, quindi si potrebbe essere dopo gli anni sessanta, ma non
fanno ancora la loro comparsa i telefoni cellulari e i pc, quindi potremmo
esser prima dei novanta…
Il tema della trilogia inizia a
farsi un po' più chiaro: le storie di vita quotidiana servono per parlare dello
starsi accanto e dell'aiutarsi vicendevolmente. C'è bisogno di scomodare
Leopardi e Montale? No, non li scomoderò, mi accontento di avere avuto l'idea.
Nel retro di copertina Piperno dice
che si trasferirebbe subito ad Holt: ma caro Piperno, ci sei già. Holt è tutti
i nostri piccoli paesi di provincia e tutte le nostre periferie, solo che visti
in diretta non ci sembrano così interessanti ed evocativi, lo squallore visto
e/o vissuto dal vero non è poi così cinematografico. Per tutto il resto - i
toni e il ritmo della narrazione, la ricchezza di dettagli, qualche
imprecisione e qualche banalità in special modo nei dialoghi ma anche nelle
scene - rimando al commento al primo volume in quanto i due sono perfettamente
legati e contigui, non rilevo scossoni o variazioni di rilievo, né nella trama
e tantomeno nel tono di narrazione. Giusto un paio di momenti di azione in più.
Il crepuscolo di cui al titolo si riferisce in maniera abbastanza implicita ai
momenti di difficoltà che i protagonisti si troveranno ad affrontare, ed è
tratto da una poesia o forse più probabilmente una preghiera; in effetti la
religione fa qui la sua comparsa: si contrappongono, in maniera appena
accennata, non certo esasperata, la religiosità ortodossa quasi fanatica di
alcuni e quella meno osservante ma più pragmatica di altri.
Il voto alla trilogia fino qui è
buono perché la sto leggendo volentieri, per via di quell'effetto a scoppio
ritardato di cui dicevo all'inizio, e qualche passaggio riesce ad avere sapori
delicatamente poetici; ma non arrivo neanche stavolta alle quattro stelle piene
perché alcune scene, alcune immagini, alcuni dialoghi e alcune chiuse dei
capitoli sono proprio sempliciotti, mi sono sembrati banalità da telefilm.
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