sabato 25 giugno 2016

Crepuscolo - Kent Haruf


Devo riconoscere che questa trilogia fa parte di quella categoria di libri con l'effetto "a scoppio ritardato": mentre lo leggi, quasi quasi ti viene da dirti "mbeh?", ma poi a lettura ultimata e sedimentata ti fa proprio piacere di averlo letto e realizzi la compagnia che ti ha tenuto. Ora che sono al secondo libro, anzi provo a guardare i due volumi insieme, mi rendo conto molto meglio di questo effetto. La narrazione riprende dopo poco più di due anni dalla conclusione del primo libro e procede con un altro anno di "cronache" di Holt. Ci sono gli stessi protagonisti di prima più alcuni nuovi che si aggiungono all'intreccio: una famiglia in difficoltà seguita dall'assistente sociale, un ragazzino orfano che vive solo con il nonno, la loro vicina di casa con due figlie e abbandonata dal marito che, come nel precedente libro la moglie di Tom, trascorre le giornate a letto e al buio preda della depressione. Al termine della lettura e dell'anno di racconto, alcune di queste vicende mi paiono decisamente lasciate in sospeso, la lettura di "Benedizione" si rende in ogni caso necessaria. Bisogna anche osservare come l'intera vicenda, immersa com'è nella campagna e nella profonda provincia,  sia quasi del tutto decontestualizzata dal punto di vista temporale: in alcuni salotti compaiono grossi televisori, quindi si potrebbe essere dopo gli anni sessanta, ma non fanno ancora la loro comparsa i telefoni cellulari e i pc, quindi potremmo esser prima dei novanta…



Il tema della trilogia inizia a farsi un po' più chiaro: le storie di vita quotidiana servono per parlare dello starsi accanto e dell'aiutarsi vicendevolmente. C'è bisogno di scomodare Leopardi e Montale? No, non li scomoderò, mi accontento di avere avuto l'idea.

Nel retro di copertina Piperno dice che si trasferirebbe subito ad Holt: ma caro Piperno, ci sei già. Holt è tutti i nostri piccoli paesi di provincia e tutte le nostre periferie, solo che visti in diretta non ci sembrano così interessanti ed evocativi, lo squallore visto e/o vissuto dal vero non è poi così cinematografico. Per tutto il resto - i toni e il ritmo della narrazione, la ricchezza di dettagli, qualche imprecisione e qualche banalità in special modo nei dialoghi ma anche nelle scene - rimando al commento al primo volume in quanto i due sono perfettamente legati e contigui, non rilevo scossoni o variazioni di rilievo, né nella trama e tantomeno nel tono di narrazione. Giusto un paio di momenti di azione in più. Il crepuscolo di cui al titolo si riferisce in maniera abbastanza implicita ai momenti di difficoltà che i protagonisti si troveranno ad affrontare, ed è tratto da una poesia o forse più probabilmente una preghiera; in effetti la religione fa qui la sua comparsa: si contrappongono, in maniera appena accennata, non certo esasperata, la religiosità ortodossa quasi fanatica di alcuni e quella meno osservante ma più pragmatica di altri.

Il voto alla trilogia fino qui è buono perché la sto leggendo volentieri, per via di quell'effetto a scoppio ritardato di cui dicevo all'inizio, e qualche passaggio riesce ad avere sapori delicatamente poetici; ma non arrivo neanche stavolta alle quattro stelle piene perché alcune scene, alcune immagini, alcuni dialoghi e alcune chiuse dei capitoli sono proprio sempliciotti, mi sono sembrati banalità da telefilm.

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