Ma davvero esistono uomini che si
preoccupano o che per lo meno ci rimangono male se gli succede di far piangere
una donna? E perchecc@$$o io non ne ho mai incontrato uno?
In questo romanzo c'è una carrellata
di personaggi e ambientazioni assolutamente plausibili e realistici. Romain
Gary riesce a far condividere il punto di vista e finanche a far affezionare il
lettore ad un protagonista che sulla carta dovrebbe essere odioso: ricco,
realizzato, un vincente sotto tutti gli aspetti, e che si riempie la testa di
patemi d'animo.
La sua girandola di pensieri si
mette in moto anche e soprattutto per causa di un amore che capita così per
caso, così denso ma così semplice, così perfetto nel suo essere imperfetto e
fuori tempo oltre che fuori dal tempo. Come in "la tregua" di
Benedetti o come in "Homo Faber" di Frisch, ci sono sentimenti
fortissimi descritti in modo splendido. Con la
differenza che, mentre gli altri due non mi hanno stancato mai nemmeno
per un secondo, qui a tratti il discorso si fa un poco ridondante. Poi, come
già si è ben capito dalle varie recensioni, se in "La tregua"
Benedetti si sofferma sulla scoperta, da parte di un cinquantanovenne, di non
essere così arido di sentimenti come credeva, in questo libro Romain Gary fa un
passo più in là e passa ad osservare come il corpo del cinquantanovenne
protagonista, dal punto di vista strettamente fisiologico, non sempre stia al
passo con i suoi sentimenti e desideri.
Comunque il tema non è tanto, non
soltanto il declino fisico ma il declino di una vita in generale, e messo in
questo punto di vista il tema non è necessariamente anagrafico: quando non
funzionano più le cose a letto, non funzionano più gli affari e il lavoro, non
funziona più nulla con le persone della propria cerchia… allora si inizia a
temere il fatto in sé che non funzioni più nulla, inizia la girandola di
pensieri che presto si tramuta in un centrifuga, si ha paura di tutti i
malfunzionamenti che potrebbero portare alla perdita di ciò a cui si tiene più
di tutto.
Direi quattro stelle perché è troppo
concentrato (il che può anche essere un pregio, dipende dai punti di vista): in
ogni pagina troppe cose da sottolineare, perle di vita, di saggezza o di
ironia. C'era tutto lo spazio per aggiungere episodi e caratterizzazioni dei
personaggi e nel frattempo lasciare al lettore un po' più di tempo per
metabolizzare meglio tutto l'excursus psicologico. Tolgo altra mezza stella
perché il parallelo tra la perdita di virilità del protagonista e la perdita di
potenza economica dell'Europa di fronte a Stati Uniti, paesi Arabi e far East,
all'inizio è finanche intrigante, poi inizia a farsi ripetitivo.
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