lunedì 22 agosto 2016

Non dirmi che hai paura - Giuseppe Catozzellla


La storia per cui l'autore ha scelto di farsi "testimonial", narrando in prima persona e calandosi quindi nei panni della giovane protagonista, è di indubbio interesse e attualità, il che sarebbe poi il motivo per cui si intraprende questa lettura. Ma la scrittura è piuttosto piatta, approssimativa, direi scialba. Parafrasando la recensione di Frabe, direi che se uno va su Youtube a cercarsi il video di Samìa nella sua corsa a Pechino, è più merito di Samìa stessa che non di Catozzella.



Se da un lato la storia commuove perché si sa che si tratta di una vita assolutamente e integralmente reale - dall'altro lato trovo che raccontare la parabola di una ragazzina, che sin da giovanissima ha una grande passione, e mette tutto il suo impegno per realizzare il suo sogno, e riceve dai genitori e da tutti coloro che le stanno intorno l'insegnamento di non mollare mai e non rinunciare mai al suo sogno, e lotta contro le difficoltà, e in parte arriva anche a realizzarlo, quel sogno… beh, per rendere avvincente questo tipo di "trama" ci vorrebbe un talento narrativo fuori dal comune, ci vorrebbe un guizzo che qui mi è mancato sin dall'inizio, l'ho cercato e aspettato con ansia per tutta la durata del libro, ma niente.



L'intento di raccontare la vicenda con la voce di un'adolescente  in parte non è riuscito e in parte è riuscito anche troppo: troppe incongruenze psicologiche e interpolazioni di vario genere. La parte finale che racconta di Samìa adulta e del Viaggio infernale, è più convincente ma di nuovo non impeccabile. Si percepisce che l'intero lavoro è stato fatto con grande passione, ma bisogna ammettere che l'anima della storia è stata restituita solo parzialmente.



Della distinzione buoni/cattivi buttata giù come in un cartoon giapponese, francamente non se ne può più: con l'integralista islamico che ha SEMPRE gli occhi di ghiaccio e l'invariabile repertorio di frasette fatte che vorrebbero essere taglienti e spaventose… a momenti mi è sembrato di essere tornata al romanzetto della Gallaway che ho letto quest'inverno. Non che quest'ultimo fosse una cosa così indegna, per carità, ma qui mi aspettavo una letteratura di un livello un tantino superiore.



Di buono c'è che comunque il racconto arriva a far vedere un po' di luce e un po' di cielo del Corno d'Africa; e in alcuni passaggi la voce narrante della protagonista arriva a rompere il soffitto di cristallo delle banalità ed esprimere qualche emozione un po' più piena e sincera. E ovviamente riesce a spiegare un qualcosa di più sul viaggio e sui perché di questa massa di genti disperate, cosa su cui televisioni e giornali non si affannano più di tanto, limitandosi a presentare di barconi di migranti al largo di Lampedusa come se fossero piovuti dal cielo.

Nessun commento:

Posta un commento