La storia per cui l'autore ha scelto
di farsi "testimonial", narrando in prima persona e calandosi quindi
nei panni della giovane protagonista, è di indubbio interesse e attualità, il
che sarebbe poi il motivo per cui si intraprende questa lettura. Ma la
scrittura è piuttosto piatta, approssimativa, direi scialba. Parafrasando la
recensione di Frabe, direi che se uno va su Youtube a cercarsi il video di
Samìa nella sua corsa a Pechino, è più merito di Samìa stessa che non di
Catozzella.
Se da un lato la storia commuove
perché si sa che si tratta di una vita assolutamente e integralmente reale -
dall'altro lato trovo che raccontare la parabola di una ragazzina, che sin da
giovanissima ha una grande passione, e mette tutto il suo impegno per
realizzare il suo sogno, e riceve dai genitori e da tutti coloro che le stanno
intorno l'insegnamento di non mollare mai e non rinunciare mai al suo sogno, e
lotta contro le difficoltà, e in parte arriva anche a realizzarlo, quel sogno…
beh, per rendere avvincente questo tipo di "trama" ci vorrebbe un
talento narrativo fuori dal comune, ci vorrebbe un guizzo che qui mi è mancato
sin dall'inizio, l'ho cercato e aspettato con ansia per tutta la durata del
libro, ma niente.
L'intento di raccontare la vicenda
con la voce di un'adolescente in parte
non è riuscito e in parte è riuscito anche troppo: troppe incongruenze
psicologiche e interpolazioni di vario genere. La parte finale che racconta di
Samìa adulta e del Viaggio infernale, è più convincente ma di nuovo non
impeccabile. Si percepisce che l'intero lavoro è stato fatto con grande
passione, ma bisogna ammettere che l'anima della storia è stata restituita solo
parzialmente.
Della distinzione buoni/cattivi
buttata giù come in un cartoon giapponese, francamente non se ne può più: con
l'integralista islamico che ha SEMPRE gli occhi di ghiaccio e l'invariabile
repertorio di frasette fatte che vorrebbero essere taglienti e spaventose… a
momenti mi è sembrato di essere tornata al romanzetto della Gallaway che ho
letto quest'inverno. Non che quest'ultimo fosse una cosa così indegna, per
carità, ma qui mi aspettavo una letteratura di un livello un tantino superiore.
Di buono c'è che comunque il
racconto arriva a far vedere un po' di luce e un po' di cielo del Corno
d'Africa; e in alcuni passaggi la voce narrante della protagonista arriva a
rompere il soffitto di cristallo delle banalità ed esprimere qualche emozione
un po' più piena e sincera. E ovviamente riesce a spiegare un qualcosa di più
sul viaggio e sui perché di questa massa di genti disperate, cosa su cui
televisioni e giornali non si affannano più di tanto, limitandosi a presentare
di barconi di migranti al largo di Lampedusa come se fossero piovuti dal cielo.
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