Una storia realistica: amara come la
realtà. Ambientazione tra Cecina, Follonica e Livorno, metà anni trenta. Noto
somiglianze con "Un amore" di Buzzati ma anche con "Non ti
muovere" della Mazzantini: storie di sentimenti che nascono là dove
proprio non ci si aspetta che sentimento ci possa essere.
A distanza di cinque anni dal loro
ultimo incontro, dopo la morte del padre, un matrimonio e un figlio, Mario
riesce a fare in modo di incontrare nuovamente Giovanna: lui è solo in cerca di
un'avventura che spezzi la sua routine quotidiana e invece si ritroverà
invischiato in tutta una girandola di sentimenti che proprio non si sognava di
essere in grado di provare. Nello scoprire una creatura umiliata e già
sconfitta dalla vita - in luogo della ragazzaccia facile e disinvolta di cui si
ricordava - proverà affetto e compassione, e poi la gioia del tempo passato con
lei, la sua semplicità e la sua ingenuità, e poi ancora la gelosia per il
passato di lei che è svanito rapidamente eppure non si può cancellare, e la
confusione nel vedere un sé stesso così scostante e che non è capace di
manifestare con decisione i propri sentimenti, la felicità nello scoprirsi
capace di scoprire e comprendere l'intimo di una persona buona, e poi ancora i
sensi di colpa nel sentirsi uno dei tanti che hanno approfittato di lei. E alla
fine su tutto passerà lo schiacciasassi della guerra.
Tutto il racconto si tiene in piedi
sui flussi di pensiero del protagonista, narrati tramite voce onnisciente: nel
centro dell'obiettivo, in realtà, non c'è tanto la storia d'amore quanto
l'introspezione psicologica di un uomo egoista, un po' infantile e superficiale
anche se non stupido, che alla fine di ogni cosa avrà sempre e comunque come
scopo prioritario il fare la pace con sé stesso. In tutto questo ci sento una
vena molto pessimistica… sarà che in questi giorni mi sento pessimista di mio.
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