Cinque storie pigre e autunnali,
come il passeggio domenicale nelle vie di paese che mi fa da sottofondo alla
lettura. Delicati ed impalpabili: questi cinque racconti sono fatti più di
atmosfere che di personaggi od eventi, atmosfere e sensazioni sempre molto
azzeccate e realistiche, dolci malinconie che mi fanno tornare, oltre che
ovviamente al "Giardino dei Finzi-Contini", alla Ferrara de "Il
mulino del Po". Poi, a lungo andare, tra il quarto e il quinto racconto, a
forza di leggere di quella strada, quella tal piazza che si apre dopo quel
vicoletto e dove si trova la tal lapide, subentra anche la lieve sensazione di
avere sottomano un Tuttocittà.
Oltre all'ambientazione ferrarese, i
cinque pezzi sono anche accomunati da una serie di personaggi enigmatici e un
poco decadenti, che si avviano al disastro della guerra oppure che cercano di
venirne fuori.
Dei periodi esageratamente lunghi, o
forse solo decisamente abbondanti nella quantità di parole e informazioni e
considerazioni, costringono a volte a tornare indietro di qualche passo con la
lettura: ma comunque Bassani scrive bene e dunque questo esercizio di rilettura
non è che sia di tanto disturbo.
Di solito non sono amante dei
racconti, preferisco i romanzi e soprattutto quelli bei corposi: queste cinque
storie le ho lette volentieri ma mi lasciano comunque nella mia posizione di
preferenza del romanzo, mi sono piaciute ma non abbastanza da invogliarmi, per
ora, a cimentarmi con altre raccolte.
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