venerdì 2 settembre 2016

La figlia del capitano - Aleksandr Puskin


Torno sempre così volentieri alla grande madre Russia. Romanzo storico e di formazione, presenta alcuni tratti in comune con "I cosacchi" di Tolstoj: un giovane figlio di ricchi aristocratici russi, assume il suo incarico nell'esercito e si ritrova catapultato nelle steppe di frontiera, tra i cosacchi e nella natura selvaggia, e in questi luoghi imparerà ad apprezzarne le genti e le usanze, e infine innamorarsi di una giovane del posto. Rispetto Tolstoj, qui ci sono riferimenti più precisi agli eventi storici: Puskin entra infatti nei dettagli per raccontare della ribellione capeggiata da Pugacev e con esso costruisce una trama articolata e impeccabile.

Oltre a questa completezza della struttura e ricchezza del contenuto, c'è una scrittura eccellente, dove tutti gli elementi sono in perfetto equilibrio e ben dosati: il periodare ben ritmato, i dialoghi, le descrizioni, un pizzico di ironia e di umorismo, qualche pizzico di spiegazioni delle usanze e della storia russe. Non ci sono eccessi, non ci sono mancanze, non c'è una virgola fuori posto, l'opera è perfetta così com'è nelle sue 140 pagine, né più né meno, e il lettore non sente bisogno alcuno di maggiori chiarimenti. C'è semplicemente voglia di leggerne un altro...

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