Torno sempre così volentieri alla
grande madre Russia. Romanzo storico e di formazione, presenta alcuni tratti in
comune con "I cosacchi" di Tolstoj: un giovane figlio di ricchi
aristocratici russi, assume il suo incarico nell'esercito e si ritrova
catapultato nelle steppe di frontiera, tra i cosacchi e nella natura selvaggia,
e in questi luoghi imparerà ad apprezzarne le genti e le usanze, e infine
innamorarsi di una giovane del posto. Rispetto Tolstoj, qui ci sono riferimenti
più precisi agli eventi storici: Puskin entra infatti nei dettagli per
raccontare della ribellione capeggiata da Pugacev e con esso costruisce una
trama articolata e impeccabile.
Oltre a questa completezza della
struttura e ricchezza del contenuto, c'è una scrittura eccellente, dove tutti
gli elementi sono in perfetto equilibrio e ben dosati: il periodare ben
ritmato, i dialoghi, le descrizioni, un pizzico di ironia e di umorismo,
qualche pizzico di spiegazioni delle usanze e della storia russe. Non ci sono
eccessi, non ci sono mancanze, non c'è una virgola fuori posto, l'opera è
perfetta così com'è nelle sue 140 pagine, né più né meno, e il lettore non
sente bisogno alcuno di maggiori chiarimenti. C'è semplicemente voglia di
leggerne un altro...
Nessun commento:
Posta un commento