martedì 25 ottobre 2016

Acqua di mare - Charles Simmons


La prima cosa che mi viene in mente è che, trattando del passaggio dall'adolescenza all'età adulta, e abbinando tale passaggio con un innamoramento decisivo, questo racconto fa impallidire "Agostino" di Moravia. Ci sono somiglianze anche con "La casa del padre" di Montefoschi.  Il figlio che rimane deluso da un padre che credeva pressoché perfetto e la location isolana, ricordano infine "L'isola di Arturo".

Mi sono goduta l'ambientazione atlantica, estiva e salmastra in stile Martha's Vineyard, la malinconia incombente dell'Ultima Estate, come il temporale di agosto che sancisce la fine della bella stagione. Entrambi i personaggi - padre e figlio - sono ben costruiti, e altrettanto ben delineato ne esce il loro rapporto: niente di forzato né di fiabesco, solo la realtà. La voce narrante del ragazzino quindicenne è tranquilla, nessun tipo di ostentazione né petulanza (tranelli in cui cadono spesso gli scrittori quando propongono un giovane protagonista…), non ha ammiccamenti nei confronti del lettore, e in questo semplice modo ne cattura pienamente l'attenzione. La protagonista femminile non ci fa una gran figura, è una metà via tra una sirena e una strega, l'autore non la approfondisce più di tanto forse per non bistrattarla. La partenza è ottima, ma nella parte centrale il ritmo cala e la narrazione si perde un po' nel cercare di dare una spiegazione alla parola "amore", e a un certo punto il quindicenne mi è parso fin troppo disinvolto, sfrontato e coraggioso nelle sue ricerche. Riconosco che l'autore ha saputo creare un brillante gioco di specchi, significati, capovolgimenti e metafore (mare/lacrime, amore/morte, fiducia/gelosia, acerbo/maturo, ogni personaggio è innamorato di uno ma va a letto con un altro, e ancora giochi di parole come: "una luce fa il buio nero, è chiaro"), e forse non è sbagliata neanche l'interpretazione che vorrebbe il protagonista come allegoria di tutta l'intera nazione americana che nell'estate del '63 ha perso la sua "innocenza", però il finale mi sembra tirato via in maniera frettolosa: la tragedia annunciata in maniera così importante con l'incipit del racconto necessitava di un qualche approfondimento in più, il climax si smonta ancor prima di essere raggiunto. E' vero che in alcuni casi e sotto alcuni aspetti un adolescente può essere più adulto di un adulto, e viceversa per un adulto è più facile comportarsi da ragazzino o sentirsi tale, ma avrei voluto leggere un'ulteriore interpretazione dell'autore su questo fenomeno. Messo giù così è un valido racconto, ma non mi sentirei di definirlo "una gemma dal taglio perfetto". 

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