sabato 22 ottobre 2016

Nella pietra - Thomas Servignani


Sarei quasi tentata dalle cinque stelle. Che meraviglia quando anobii funziona come una libreria reale dove, piluccando qua e là, si possono scoprire autori e titoli fino a quel momento sconosciuti. Molti dei libri che ho scovato in questo modo qui su anobii mi hanno dato una bella soddisfazione.



Sono capitata per caso in una di quelle pieghe recondite del bellunese, era lo scorso giugno ma sembrava fosse marzo si e no, e così inizio la lettura ripensando alle cime proprio come le ho viste pochi mesi fa. Il cielo buio di queste giornate di ottobre ha fatto il resto del lavoro per introdurmi alla lettura.

Leggo dunque della storia della galleria del Piccolo Lagazuoi, prima guerra mondiale - per i riferimenti storici e geografici basta spulciare poche righe su wikipedia. Ma l'aspetto su cui il romanzo si sofferma è quello psicologico e filosofico di coloro che hanno vissuto mesi e anni nel fango, nella neve, stesi in un fosso, oppure, nel caso specifico di questo episodio, aggrappati alla montagna come stambecchi e nascosti nei cunicoli come topi: la follia della guerra, già così ben descritta da Lussu, qui va anche oltre e diventa patologia, diventa isolamento e straniamento dalla realtà, un nirvana fine a sé stesso, l'uomo scava nella montagna mentre la montagna scava dentro il cervello dell'uomo, c'è la riflessiva e forzata immobilità de "Il deserto dei Tartari", c'è un'aura di disperazione e insensatezza e ineluttabilità come in Kafka; questa cosa del dover fare la guerra sembra quasi come se gli alpini fossero lì ad aspettare Godot; poi però il formicaio brulicante di piccoli soldatini mi ha fatto pensare anche alle Sturmtruppen di Bonvi, con il comma 22, e la patria che si serve facendo la guardia a un bidone di benzina, e scavare una trincea per poi riempirla di nuovo e così via all'infinito… sì, lo so che ho citato autori e opere completamente diversi tra loro, ma in effetti questo "Nella pietra" mi pare proprio come un'opera unica nel suo genere e per inquadrarla occorrono coordinate fuori dal comune.



Raccontato in buona parte in prima persona plurale, con un tono piacevolmente pacato, con un discorso ricco di aggettivi e metafore e similitudini, con qualche nota ironica e qualche passo poetico, scorre notevolmente bene. L'amore per la montagna e per la natura è ben trasmesso; la discesa negli inferi della follia collettiva e del dubbio circa il significato dell'esistenza umana è abilmente trasformata in un'avvincente avventura. Consigliatissimo.



"Non c'è modo, per quanto ne so, di individuare un limite tra la follia e la libertà."

"Solo l'autentica libertà, che non può essere altro che solitudine e vuoto, e angoscia e assenza di affetti, conduce al sublime; non è lecito dirlo, non si può osare neppure di pensarlo, ma la condivisione sfalda la verità e la offusca senza rimedio."

"Forse era per questo che sentivo così forte il richiamo della galleria, perché era l'unico luogo, mi forniva la sola occasione nella quale potessi realizzare la mia residua umanità; mi consentiva di comprendere che ero ancora in grado di provare nostalgia e tenerezza, che ero ancora un individuo cosciente."

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