Sarei quasi tentata dalle cinque
stelle. Che meraviglia quando anobii funziona come una libreria reale dove,
piluccando qua e là, si possono scoprire autori e titoli fino a quel momento
sconosciuti. Molti dei libri che ho scovato in questo modo qui su anobii mi
hanno dato una bella soddisfazione.
Sono capitata per caso in una di
quelle pieghe recondite del bellunese, era lo scorso giugno ma sembrava fosse
marzo si e no, e così inizio la lettura ripensando alle cime proprio come le ho
viste pochi mesi fa. Il cielo buio di queste giornate di ottobre ha fatto il
resto del lavoro per introdurmi alla lettura.
Leggo dunque della storia della
galleria del Piccolo Lagazuoi, prima guerra mondiale - per i riferimenti
storici e geografici basta spulciare poche righe su wikipedia. Ma l'aspetto su
cui il romanzo si sofferma è quello psicologico e filosofico di coloro che
hanno vissuto mesi e anni nel fango, nella neve, stesi in un fosso, oppure, nel
caso specifico di questo episodio, aggrappati alla montagna come stambecchi e
nascosti nei cunicoli come topi: la follia della guerra, già così ben descritta
da Lussu, qui va anche oltre e diventa patologia, diventa isolamento e
straniamento dalla realtà, un nirvana fine a sé stesso, l'uomo scava nella
montagna mentre la montagna scava dentro il cervello dell'uomo, c'è la
riflessiva e forzata immobilità de "Il deserto dei Tartari", c'è
un'aura di disperazione e insensatezza e ineluttabilità come in Kafka; questa
cosa del dover fare la guerra sembra quasi come se gli alpini fossero lì ad
aspettare Godot; poi però il formicaio brulicante di piccoli soldatini mi ha
fatto pensare anche alle Sturmtruppen di Bonvi, con il comma 22, e la patria
che si serve facendo la guardia a un bidone di benzina, e scavare una trincea
per poi riempirla di nuovo e così via all'infinito… sì, lo so che ho citato
autori e opere completamente diversi tra loro, ma in effetti questo "Nella
pietra" mi pare proprio come un'opera unica nel suo genere e per
inquadrarla occorrono coordinate fuori dal comune.
Raccontato in buona parte in prima
persona plurale, con un tono piacevolmente pacato, con un discorso ricco di
aggettivi e metafore e similitudini, con qualche nota ironica e qualche passo
poetico, scorre notevolmente bene. L'amore per la montagna e per la natura è
ben trasmesso; la discesa negli inferi della follia collettiva e del dubbio
circa il significato dell'esistenza umana è abilmente trasformata in
un'avvincente avventura. Consigliatissimo.
"Non c'è modo, per quanto ne
so, di individuare un limite tra la follia e la libertà."
"Solo l'autentica libertà, che
non può essere altro che solitudine e vuoto, e angoscia e assenza di affetti,
conduce al sublime; non è lecito dirlo, non si può osare neppure di pensarlo,
ma la condivisione sfalda la verità e la offusca senza rimedio."
"Forse era per questo che
sentivo così forte il richiamo della galleria, perché era l'unico luogo, mi
forniva la sola occasione nella quale potessi realizzare la mia residua
umanità; mi consentiva di comprendere che ero ancora in grado di provare nostalgia
e tenerezza, che ero ancora un individuo cosciente."
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