Penso: "Storia medioevale e
stagione autunnale sono un'accoppiata perfetta", e così a distanza di poco
tempo dalla lettura del libro della Bartarelli, mi sono imbarcata in un'altra
avventura ambientata nell'XI sec, stavolta ancor più vicino a casa.
La storia della vita di Matilde di
Canossa romanzata al punto giusto (almeno secondo i miei gusti): l'autrice
inserisce un po' di fiction ma sempre coerente con la storicità del contesto,
un pizzico di magia e di mistero che tutto sommato non guastano, considerando
che si racconta di eventi occorsi nell'XI sec.
La voce narrante esterna e onnisciente ha il giusto tono e gestisce bene
le emozioni dei personaggi, io non li ho trovati piatti come hanno scritto
altri nei commenti. Magari li semplifica un po', ma approfondirli ulteriormente
avrebbe voluto dire inventare tutto di sana pianta, e allora addio romanzo
storico: è il solito dilemma, se un autore sta troppo al di qua scrive solo un
saggio, e se va troppo al di là è solo fiction e questo è il pericolo maggiore,
ultimamente le storie del medioevo e del rinascimento pare che si prestino fin
troppo bene ad essere imbruttite su un monotono andazzo fatto di
sesso-sangue-potere (Borgia e Medici docet…).
Ma in questo libro l'effetto
imbruttimento e appiattimento è scongiurato, si può constatare nella lettura e
anche percepire tra le righe la passione dell'autrice per la Storia, nei
dettagli della quotidianità delle genti medioevali così come nelle citazioni di
documenti famosi e importanti. Trattando
di un personaggio quale è Matilde di Canossa, impossibile non finire per
affrontare la questione della condizione femminile durante quei tempi bui e
difficili - e di riflesso anche la situazione odierna, Matilde sarebbe tutto
sommato fuori dall'ordinario anche se vivesse oggigiorno: anche sotto questo
aspetto, mi pare che l'autrice se la sia cavata piuttosto bene, forse
schematizzando un poco (la figura di Grancontessa, donna testarda e dal
carattere forte, si contrappone nettamente ad altri personaggi femminili che in
nome di tradizione o senso del dovere oppure incoscienza finiscono per
sottomettersi docilmente alle prepotenze degli uomini) ma comunque senza emettere
sentenze, e dunque quel che resta al termine della lettura è la giusta
sensazione, è il giusto mosaico che ricostruisce la figura di una donna unica
che nel corso della Storia si posiziona completamente al di fuori di qualsiasi
stereotipo, previsione, schema o etichetta: i documenti storici da soli non
basteranno a dirci tutta la verità, ma credo sia corretto dedurre che Matilde
sia stata quel che è stata grazie alla propria caparbietà unitamente agli
incroci di altri interessi superiori ad essa e un po' anche per interessamento
del fato o destino o dir si voglia… è già sufficientemente emozionante poter
ricostruire così tanto, e poter andare sulla rupe di Canossa e constatare che
le pietre sono ancora lì, sono proprio quelle di cui si sta parlando, a
distanza di tanti secoli ci è rimasto così tanto da vedere e toccare con mano.
Il racconto, coprendo quasi un
secolo di Storia vista attraverso gli occhi e l'intelligenza della
Grancontessa, offre anche un agevole punto di vista per osservare la nascita
dello spirito dei comuni - anche se dubito che all'epoca qualcuno, per quanto intelligente
e lungimirante, potesse riuscire a intravedere la portata del cambiamento
epocale che pian piano prendeva l'avvio e che forse oggi non è ancora nemmeno
del tutto terminato, visti e considerati tutti i retaggi medioevali e feudali
che ci trasciniamo dietro.
Ora mi riprometto di andare sul blog
dell'autrice e metterle una pulce nell'orecchio: non avrebbe voglia di saltare
una vallata più in qua e qualche secolo più in avanti, e provare a raccontare
alla stessa maniera di Matilde anche il romanzo di Pier Maria Rossi? Secondo me
riuscirebbe a fare un lavoro con i controfiocchi…
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