Ho iniziato a leggere e ho trovato
la scrittura fittizia, forzata, a tratti posticcia: non è scattato
l'incantesimo della narrazione, mentre leggevo non riuscivo a perdermi nelle
parole dell'autore e vedere con gli occhi della mente il film che va raccontando,
continuavo a vedermi davanti semplicemente un tizio seduto che cerca di
scrivere e montare un romanzo. Ho idea che questo possa essere un difetto
grave. Poi, procedendo, ho iniziato mio malgrado ad addentrarmi nel meccanismo:
pur non essendo un giallo vero e proprio, il libro si struttura come
un'indagine. A questo senso di ricostruzione a ritroso degli eventi accaduti
contribuisce la linea temporale che è notevolmente, anzi eccessivamente
frastagliata, un continuo flashback e flash forward in cui il lettore non
rischia di perdersi, ma tuttavia di sentirsi spesso fuori posto o fuori fase.
I personaggi - ovvero i componenti
della famiglia Salvemini, più tutte le numerose comparse che sono i loro amici,
nemici, amanti, parenti e conoscenti - sono tutti odiosi, impossibile entrare
in empatia con alcuno di loro: ma ci vorrebbe una mano ben più abile per creare
un cast del genere e contemporaneamente emozionare il lettore e fargli
desiderare di saper cosa succede a siffatti personaggi. Il primo esempio che mi
viene in mente è De Roberto ne "I Viceré".
Forse questo romanzo non è poi così
profondo come si propone l'autore e come si potrebbe pensare da alcune
recensioni: piccola saga di una famiglia del sud, piccolo affresco dell'Italia
moderna, della provincia e degli intrecci tra politica, imprenditoria, sanità,
droga; dei paesaggi industriali con i cantieri e le gru, i capannoni e gli
autosilos, l'acciaieria e le ciminiere, le centrali, le strade statali con le
stazioni di servizio; piccole riflessioni filosofiche a condire il tutto.
"…stava giungendo alla
conclusione che l'ingenuità era una cortina fumogena per nascondere l'assenza
di talento. Se con tutta la buona volontà non era saltato fuori un Fassbinder,
un Giulian Beck, neanche una giovane Fallaci […], significava che l'ebollizione
del composto chimico che nelle biografie dei grandi uomini fa dire con
sicurezza "Qui", indicando su una mappa il punto da cui erano
partiti, si stava verificando altrove. Una città del Sud senza grandi
tradizioni a parte l'intraprendenza delle imprese edili e degli studi legali.
Ecco cosa sarebbe rimasta Bari."
Nel racconto corale si osservano gli
eventi che occorrono alla famiglia e a tutto l'entourage successivamente al
suicidio della figlia maggiore. La ragazza suicida è come un vero e proprio
filo conduttore che trasmette elettricità tra un personaggio e l'altro. Il
sussulto stimolato in ciascuno di essi da questa scossa elettrica si manifesta
attraverso i ricordi e le riflessioni, più o meno ingenue e incoscienti.
Altro tema su cui si pone l'accento
sono i rapporti affettivi andati a male, letteralmente incancreniti, dove
ognuno per sé e Dio per tutti e dove, anche all'interno della famiglia, sotto
sotto, vige la regola del tutti contro tutti: anche in questo c'è una
similitudine con gli Uzeda, ma come già dicevo è un paragone che regge solo in
teoria, poi nella pratica narrativa crolla all'istante. A proposito di
"famiglia andata a male", penso di aver preferito quella di Gallo in
"Come l'insalata sotto la neve": viene raccontata con più ironia,
senza tutta questa ferocia, ma nel complesso con più efficacia.
E' invece ben descritto lo stato di
disagio del figlio Michele: disturbo di
attenzione, disturbo bipolare, lieve forma di schizofrenia o di autismo,
l'intera famiglia non è capace di dare un nome a ciò che lo avvolge come un
bozzolo e che si riflette su Clara affetta a sua volta da tutti gli
autolesionismi possibili. Questi disturbi vengono raccontati in modo semplice
ma non facilone e neanche compiaciuto - ed è un bene, altrimenti sarebbero
risultati indigesti. E altrettanto ben descritto è il rapporto speciale, non
perfetto ma certamente esclusivo tra i due fratelli Clara e Michele, anche se
il voler proseguire a tutti i costi questo rapporto speciale anche dopo la
morte della prima, come se il suo spirito fosse sempre presente sotto forma di
luce o di una magica sensazione, fa parte di quelle forzature cui accennavo
all'inizio. La struttura che viene piano piano formandosi è quella di un giallo in cui i due si cercano a
vicenda, ricostruiscono vicendevolmente l'uno la storia dell'altro.
Lettura sufficiente. Non è un
romanzo profondo, né emozionante né tantomeno illuminante, comunque è a suo
modo coinvolgente, e a chi fosse appassionato di gialli o si sentisse anche
solo un poco incuriosito, consiglierei il tentativo.
Nessun commento:
Posta un commento