sabato 1 ottobre 2016

La Ferocia - Nicola Lagioia


Ho iniziato a leggere e ho trovato la scrittura fittizia, forzata, a tratti posticcia: non è scattato l'incantesimo della narrazione, mentre leggevo non riuscivo a perdermi nelle parole dell'autore e vedere con gli occhi della mente il film che va raccontando, continuavo a vedermi davanti semplicemente un tizio seduto che cerca di scrivere e montare un romanzo. Ho idea che questo possa essere un difetto grave. Poi, procedendo, ho iniziato mio malgrado ad addentrarmi nel meccanismo: pur non essendo un giallo vero e proprio, il libro si struttura come un'indagine. A questo senso di ricostruzione a ritroso degli eventi accaduti contribuisce la linea temporale che è notevolmente, anzi eccessivamente frastagliata, un continuo flashback e flash forward in cui il lettore non rischia di perdersi, ma tuttavia di sentirsi spesso fuori posto o fuori fase.



I personaggi - ovvero i componenti della famiglia Salvemini, più tutte le numerose comparse che sono i loro amici, nemici, amanti, parenti e conoscenti - sono tutti odiosi, impossibile entrare in empatia con alcuno di loro: ma ci vorrebbe una mano ben più abile per creare un cast del genere e contemporaneamente emozionare il lettore e fargli desiderare di saper cosa succede a siffatti personaggi. Il primo esempio che mi viene in mente è De Roberto ne "I Viceré". 

Forse questo romanzo non è poi così profondo come si propone l'autore e come si potrebbe pensare da alcune recensioni: piccola saga di una famiglia del sud, piccolo affresco dell'Italia moderna, della provincia e degli intrecci tra politica, imprenditoria, sanità, droga; dei paesaggi industriali con i cantieri e le gru, i capannoni e gli autosilos, l'acciaieria e le ciminiere, le centrali, le strade statali con le stazioni di servizio; piccole riflessioni filosofiche a condire il tutto. 

"…stava giungendo alla conclusione che l'ingenuità era una cortina fumogena per nascondere l'assenza di talento. Se con tutta la buona volontà non era saltato fuori un Fassbinder, un Giulian Beck, neanche una giovane Fallaci […], significava che l'ebollizione del composto chimico che nelle biografie dei grandi uomini fa dire con sicurezza "Qui", indicando su una mappa il punto da cui erano partiti, si stava verificando altrove. Una città del Sud senza grandi tradizioni a parte l'intraprendenza delle imprese edili e degli studi legali. Ecco cosa sarebbe rimasta Bari."



Nel racconto corale si osservano gli eventi che occorrono alla famiglia e a tutto l'entourage successivamente al suicidio della figlia maggiore. La ragazza suicida è come un vero e proprio filo conduttore che trasmette elettricità tra un personaggio e l'altro. Il sussulto stimolato in ciascuno di essi da questa scossa elettrica si manifesta attraverso i ricordi e le riflessioni, più o meno ingenue e incoscienti.

Altro tema su cui si pone l'accento sono i rapporti affettivi andati a male, letteralmente incancreniti, dove ognuno per sé e Dio per tutti e dove, anche all'interno della famiglia, sotto sotto, vige la regola del tutti contro tutti: anche in questo c'è una similitudine con gli Uzeda, ma come già dicevo è un paragone che regge solo in teoria, poi nella pratica narrativa crolla all'istante. A proposito di "famiglia andata a male", penso di aver preferito quella di Gallo in "Come l'insalata sotto la neve": viene raccontata con più ironia, senza tutta questa ferocia, ma nel complesso con più efficacia. 

E' invece ben descritto lo stato di disagio del  figlio Michele: disturbo di attenzione, disturbo bipolare, lieve forma di schizofrenia o di autismo, l'intera famiglia non è capace di dare un nome a ciò che lo avvolge come un bozzolo e che si riflette su Clara affetta a sua volta da tutti gli autolesionismi possibili. Questi disturbi vengono raccontati in modo semplice ma non facilone e neanche compiaciuto - ed è un bene, altrimenti sarebbero risultati indigesti. E altrettanto ben descritto è il rapporto speciale, non perfetto ma certamente esclusivo tra i due fratelli Clara e Michele, anche se il voler proseguire a tutti i costi questo rapporto speciale anche dopo la morte della prima, come se il suo spirito fosse sempre presente sotto forma di luce o di una magica sensazione, fa parte di quelle forzature cui accennavo all'inizio. La struttura che viene piano piano formandosi è  quella di un giallo in cui i due si cercano a vicenda, ricostruiscono vicendevolmente l'uno la storia dell'altro.

Lettura sufficiente. Non è un romanzo profondo, né emozionante né tantomeno illuminante, comunque è a suo modo coinvolgente, e a chi fosse appassionato di gialli o si sentisse anche solo un poco incuriosito, consiglierei il tentativo.

Nessun commento:

Posta un commento