Davvero ottimo. Colonna sonora
imprescindibile: "Sur" di Piazzolla. Certo che, quando c'è da
mescolare la realtà con l'assurdo, il magico, il fantastico… come sanno farlo i
sudamericani non lo sa fare nessun altro.
Questo Bravi, con una trama lineare,
pressoché inesistente - e a cui tuttavia si poteva aggiungere qualche minima
precisazione - e con un finale piccolo e semplice come quello di una fiaba, si
ricollega al tema della mutevolezza e della caducità dei destini che leggevo
poc'anzi con la citazione finale del libro della Russo: destini degli uomini
così come quelli delle loro case, destini come li descrive anche Süskind quando
dice che "le cose migliori spariscono perché sono in contrasto con la
tendenza del tempo, che travolge tutto". E questo a sua volta si ricollega
a quello che vediamo ogni giorno nei nostri paesi, le storiche osterie vengono
sostituite dai market cinesi, oppure che vediamo nei paesi distrutti dal
terremoto: restare lì a tutti i costi per tenersi stretto quel poco che c'è, o
accettare che il terremoto è un fatto di natura e allora tanto vale partire e
ricominciare tutto da un'altra parte? E i paesini di montagna abbandonati non
per catastrofi naturali ma per progressivo spopolamento: vale la pena fare
sforzi per mantenerli vivi in nome del passato e delle tradizioni oppure è
meglio arrendersi all'evidenza che alla gente piace - comunque gli torna comodo
- intrupparsi in città? In questo libro c'è tutta l'atmosfera di questi
dilemmi, la malinconia, la solitudine, le case abbandonate. C'è proprio l'acqua
limacciosa dell'inondazione, e quel silenzio irreale quando tutte le cose sono
sommerse, parola di una che l'inondazione l'ha provata di persona.
E' possibile intendere un qualche
riferimento a temi di attualità come l'emigrazione, le speculazioni finanziaria
ed edilizia che finiscono sempre per mettere sotto la povera gente, una certa
attenzione per l'ecologia quando si osserva la natura seguire il suo corso. Ma
i temi principali sono i ricordi e il
passato: dove sono, dove vanno a finire? Sono cose del tutto immateriali o
hanno ancora una loro concretezza? Il "sott'acqua" rappresenta questa
concretezza: in un'altra dimensione, ma ci sono ancora tutti. Incredibili e
mostruosi, gli alligatori arrivano ad imporre la loro presenza di animali
preistorici e si trasformano in custodi neanche tanto simbolici del passato e
dei ricordi: "…rifletteva che gli alligatori sarebbero sopravvissuti a
qualsiasi cataclisma, e forse anche all'estinzione di tutte le specie.
Sorvegliano il tempo, questi serpentoni… Com'erano nella preistoria, così sono
adesso…". L'animale senza tempo proprio come la immutabile distesa
d'acqua, mi ha ricordato anche le riflessioni sull'oceano di Benedetti in
"La Tregua". Ma la cosa più ammirevole è rendersi conto, alla fine
della lettura, che mentre il racconto esponeva l'inondazione di case e strade,
sottotraccia si propagava anche un'inondazione nell'anima del protagonista, in
maniera perfettamente speculare, e così si può riosservare tutta la storia
seguendo questi giochi di specchi appena sul pelo dell'acqua, affioranti dalla
superficie come gli occhi degli alligatori.
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