domenica 20 novembre 2016

L'inondazione - Adrián N. Bravi


Davvero ottimo. Colonna sonora imprescindibile: "Sur" di Piazzolla. Certo che, quando c'è da mescolare la realtà con l'assurdo, il magico, il fantastico… come sanno farlo i sudamericani non lo sa fare nessun altro.

Questo Bravi, con una trama lineare, pressoché inesistente - e a cui tuttavia si poteva aggiungere qualche minima precisazione - e con un finale piccolo e semplice come quello di una fiaba, si ricollega al tema della mutevolezza e della caducità dei destini che leggevo poc'anzi con la citazione finale del libro della Russo: destini degli uomini così come quelli delle loro case, destini come li descrive anche Süskind quando dice che "le cose migliori spariscono perché sono in contrasto con la tendenza del tempo, che travolge tutto". E questo a sua volta si ricollega a quello che vediamo ogni giorno nei nostri paesi, le storiche osterie vengono sostituite dai market cinesi, oppure che vediamo nei paesi distrutti dal terremoto: restare lì a tutti i costi per tenersi stretto quel poco che c'è, o accettare che il terremoto è un fatto di natura e allora tanto vale partire e ricominciare tutto da un'altra parte? E i paesini di montagna abbandonati non per catastrofi naturali ma per progressivo spopolamento: vale la pena fare sforzi per mantenerli vivi in nome del passato e delle tradizioni oppure è meglio arrendersi all'evidenza che alla gente piace - comunque gli torna comodo - intrupparsi in città? In questo libro c'è tutta l'atmosfera di questi dilemmi, la malinconia, la solitudine, le case abbandonate. C'è proprio l'acqua limacciosa dell'inondazione, e quel silenzio irreale quando tutte le cose sono sommerse, parola di una che l'inondazione l'ha provata di persona.



E' possibile intendere un qualche riferimento a temi di attualità come l'emigrazione, le speculazioni finanziaria ed edilizia che finiscono sempre per mettere sotto la povera gente, una certa attenzione per l'ecologia quando si osserva la natura seguire il suo corso. Ma i temi principali sono i  ricordi e il passato: dove sono, dove vanno a finire? Sono cose del tutto immateriali o hanno ancora una loro concretezza? Il "sott'acqua" rappresenta questa concretezza: in un'altra dimensione, ma ci sono ancora tutti. Incredibili e mostruosi, gli alligatori arrivano ad imporre la loro presenza di animali preistorici e si trasformano in custodi neanche tanto simbolici del passato e dei ricordi: "…rifletteva che gli alligatori sarebbero sopravvissuti a qualsiasi cataclisma, e forse anche all'estinzione di tutte le specie. Sorvegliano il tempo, questi serpentoni… Com'erano nella preistoria, così sono adesso…". L'animale senza tempo proprio come la immutabile distesa d'acqua, mi ha ricordato anche le riflessioni sull'oceano di Benedetti in "La Tregua". Ma la cosa più ammirevole è rendersi conto, alla fine della lettura, che mentre il racconto esponeva l'inondazione di case e strade, sottotraccia si propagava anche un'inondazione nell'anima del protagonista, in maniera perfettamente speculare, e così si può riosservare tutta la storia seguendo questi giochi di specchi appena sul pelo dell'acqua, affioranti dalla superficie come gli occhi degli alligatori.

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