Senza perdere la tenerezza… e senza
neanche prendere tutto per oro colato.
Oscillo tra le quattro e le tre
stelle e mezza: il voto ovviamente è per Taibo - non certo per il Che e la sua
vita e la sua esperienza, perché quando si cerca di condensarli in poche parole
o immagini o in un giudizio netto, allora sì che si finisce per rientrare in
quel fenomeno di marketing che li ha talmente snaturati.
Biografia affettuosa e abbastanza
obiettiva, che non vuole spiegare il mito, non vuole sbandierare la leggenda ma
raccontare l'uomo e cerca anzi di riportare quei piccoli dettagli che possono
contribuire a smitizzarlo. "Raccontare" è proprio il verbo giusto
quando si parla di una vita che - anche con mille domande e mille dettagli non
chiariti - è il più avvincente dei romanzi, una vita che sembra la trama di un
romanzo di Dumas o di Hugo.
La scrittura non è sempre
impeccabile: la stesura di tale opera ha certamente richiesto un lavoro da
giocoliere per tenere insieme una grande moltitudine di fonti, molte delle
quali intervistate direttamente, ma in alcuni passaggi si percepisce come un lieve
disorientamento o disordine dell'autore, ci sono raffiche di nomi e luoghi e
date piazzati lì in modo talvolta impreciso, in cui il lettore rischia di
sentirsi a sua volta spaesato. Nel complesso, Taibo non riesce a essere in
tutto il libro un narratore tanto avvincente quanto avrei voluto. Da un punto
di vista letterario, l'opera ci avrebbe guadagnato se i tanti episodi e
aneddoti fossero stati raccontati esaustivamente e ben amalgamanti lungo i suoi
sessantotto capitoli, invece di venire relegati tra le note in appendice.
Alcuni dettagli sono gustosissimi e descrivono magnificamente lo spirito della
guerriglia e della vita alla macchia. Viceversa le considerazioni finali circa
la "maledizione del Che", o la sua trasformazione in un santo laico o
altri aspetti di questo genere, completano l'opera ma non aggiungono proprio
nulla. Mi piace di più pensarlo come laico e basta, senza nessuna forma di
santità o stregoneria.
Al di là del discorso "vita
come un romanzo", in virtù del quale la lettura è comunque e sempre
piacevole, se si scava sotto la superficie, qual è il messaggio che riceviamo
oggi a distanza di tanti anni, quale il senso profondo (parafrasando il
commento di Dan78)? Non voglio essere banale e dire che dobbiamo imparare la
caparbietà e la concretezza. L'utilità di questa lettura sarebbe di riuscire a
capire - anzi, a carpire - in quale momento della storia uno che aveva tutte le
carte in regola per essere un pollo da allevamento, per giunta malaticcio, si
tramuta in un rivoluzionario, un guerrigliero, un comandante, un uomo duro che
più duro non si può. Troppo facile dire il viaggio attraverso il Sudamerica.
Troppo facile anche dire che è il passaggio tra infanzia, adolescenza e età
adulta. Io mi sono fatta l'idea che si tratti proprio di uno di quei rari casi,
tra tutta l'umanità transitata sul globo, in cui il genio e la sregolatezza e
l'inquietudine, i pregi e i difetti, sono mixati nel dosaggio perfetto per
raggiungere risultati enormemente superiori alla media e per di più senza
particolari sforzi, l'equilibrio esemplare e impossibile tra caos e rigore che
produce effetti tanto inspiegabili quanto memorabili. E poi c'è un fatto di
sangue, o di DNA, o dir si voglia: i sudamericani hanno un tipo di esuberanza
che non si trova in nessun'altra latitudine e longitudine. Last but not least,
c'è di che analizzare e discutere l'essenza di un carisma fatto tutto di
esempio e autorevolezza, rarissimo e ormai lontanissimo da quel che oggi
comunemente si intende per "leadership".
La spiegazione migliore di questo
raro e complesso fenomeno l'ha data Sartre, citato proprio tra queste pagine, a
lui si può concedere di condensare il Che e la sua vita in una battuta:
"Non era solo un intellettuale, era l'essere umano più completo del nostro
tempo".
E lo stesso Che scrive di suo pugno
nel '64: "Un po' oltre il caos, forse il primo o il secondo giorno della
creazione, ho nella testa un mondo di idee che si scontrano, si intersecano e,
a tratti, si organizzano."
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