domenica 8 gennaio 2017

Archeologico futuro - Thomas Servignani


Il 2017 inizia con soddisfazione. In questi tempi di starwars-mania imperversante in ogni dove, io canto fuori dal coro e mi sento più affezionata e a mio agio con un tipo di fantascienza più sobria, un po' più low profile e più riflessiva. Sarà che ho iniziato la mia carriera di lettrice interessandomi ad Asimov: iniziare questo libro è stato il piacere di un "ritorno alle origini" oltre che di una lettura in sintonia con il mio modo di sentire questo genere. Lo si chiami fantascienza, lo si chiami utopia o distopia, lo si chiami come si vuole, la descrizione di un ipotetico e lontano futuro deve servire a far riflettere sul presente.

Ci sono elementi in comune con "Nella pietra" - per quanto storia e ambientazione siano diametralmente opposti: le riflessioni sull'essere umano e il significato della vita, l'amore e l'attenzione per la natura e l'ambiente (che invece attualmente stiamo distruggendo).

Non sono duecentoquaranta pagine di sola filosofia: ci sono anche un po' di azione e avventura, un po' di suspence, anche se non sono questi i veri obiettivi del racconto. I personaggi restano piuttosto bidimensionali, non escono a tutto tondo dalla pagina, mi è mancato il vero protagonista cui affezionarmi o per cui provare empatia.

La trama in sintesi: storia di una missione archeologica da Marte - dove l'uomo del futuro si è trasferito armi e bagagli da alcuni secoli orsono - alla Terra, onde cercare le antiche vestigia di un mondo non solo distrutto ma ormai dimenticato. Il passato e il futuro della civiltà umana finiranno così in un certo qual modo non solo per incontrarsi ma anche scontrarsi, confrontarsi tra le pieghe dei corsi e ricorsi storici: gli uomini abitanti di Marte sono più evoluti di oltre un millennio per quel che concerne le scienze e la tecnologia, ma gli uomini superstiti sulla Terra sono a loro volta più evoluti in termini di capacità di pensiero filosofico e capacità di seguire l'ispirazione del bene. Quelli su Marte preferiscono essere empirici e considerarsi animali razionali, mentre quelli superstiti sulla Terra mettono in pratica alla lettera "homo sum, humani nihil a me alienum puto".

Ma in effetti, non esiste forse già oggi questa distinzione, sebbene abitiamo ancora tutti sullo stesso pianeta?

L'intreccio ha parecchi elementi improbabili, anzi direi decisamente irreali; le premesse che la narrazione espone sono lo stretto indispensabile affinché il lettore si possa orientare un minimo nella vicenda ma certo non c'è nessuna pretesa di esporre una qualche  spiegazione scientifica più o meno realistica dei fatti narrati (al contrario di quello che invece fa solitamente Asimov). Però se si inizia a leggere la storia accettando per quel che sono le premesse anche più  improbabili, quando l'intreccio arriva al dunque ci si rende conto che la situazione creatasi offre un interessantissimo esperimento all'interno dell'incontro/scontro di due civiltà diverse, di due diversissimi modi di essere umani.



Il cinismo e il materialismo portati alle estreme conseguenze - per quanto riguarda gli uomini abitanti di Marte - sono da brivido, come giustamente osserva @parimpari qua sotto, e altrettanto eccessivi sono il candore e l'ottimismo degli uomini superstiti sulla Terra; però il racconto limpido e scorrevole arriva a destabilizzare il lettore: impossibile non trovarsi d'accordo, a seconda dei momenti, con gli uni o con gli altri. Si arriva a toccare con mano, in maniera piuttosto concreta, che il progresso contiene in sé una parte di regresso e viceversa.



Ancora una volta consigliatissimo, Servignani è stato una eccellente scoperta del 2016 ed è un'ottima conferma per il 2017.

Nessun commento:

Posta un commento