domenica 15 gennaio 2017

Il mulino del Po - Riccardo Bacchelli - pt2


Se è vero che ogni libro che leggiamo deve essere uno spazio in cui rifugiarsi, allora facile rispondere alla domanda: quello in cui mi sono più rifugiata è quello che mi è piaciuto più di tutti in assoluto. E tra l'altro è stato abbastanza comodo rifugiarcisi dentro, trattandosi di tre tomoni bei corposi: "Il Mulino del Po" di Bacchelli.



Correva l'inverno del 2008, avevo iniziato il libro da poco tempo. Proprio la sera dell'antivigilia una scossa di terremoto aveva squassato tutto il nord Italia, e l'epicentro era - quasi - esattamente sotto la sedia su cui sedevo io. Pochi danni ma una paura da non dirsi. E così per alcune settimane il mio rifugio in senso materiale è stato il vano della finestra della cucina: in piedi accanto al termo, tra due poderosi muri in sasso, con la giusta luce e con un davanzalone della giusta altezza per trasformarsi in leggìo, ho trascorso ore e ore leggendo in quella nicchia da cui, all'occorrenza, era cosa molto veloce e semplice infilare la porta.



Parallelamente, mi sono rifugiata nel San Michele, tra le assi di legno calafate, la polvere e il profumo della farina, i rumori degli ingranaggi che piano piano lavorano anche di notte. Nei miei ricordi lo ho trasformato in un ricovero prettamente notturno e invernale.

E poi, come già mi son trovata a scrivere più volte tra i miei appunti e recensioni, impossibile non innamorarsi di uno come Lazzaro Scacerni, uno che quando si affaccia alla porta della stanza, la paura scappa fuori dalla finestra; uno che se dovesse esser mai condannato per qualche crimine, pretende di essere capace di leggere da sé l'atto della sua condanna.

Aspetto non secondario, mi piace rifugiarmi nelle storie del passato più che nei racconti avveniristici o completamente fantasiosi: sono storie più avvolgenti ed ho come la sensazione di riuscire ad orientarmici meglio. 



Il ricordo stesso è già di per sé un rifugio, ora che il mulino se l'è portato via la piena (piena del Po, piena del tempo…) e anche il vano di quella finestra è stato venduto, insieme con il resto della casa. Gli anni sono passati eppure a volte sono ancora alle prese con gli stessi dilemmi. Ed in effetti, il vizio di rintanarmi in un libro non lo perderò mai.

Nessun commento:

Posta un commento