Se è vero che ogni libro che
leggiamo deve essere uno spazio in cui rifugiarsi, allora facile rispondere
alla domanda: quello in cui mi sono più rifugiata è quello che mi è piaciuto
più di tutti in assoluto. E tra l'altro è stato abbastanza comodo rifugiarcisi
dentro, trattandosi di tre tomoni bei corposi: "Il Mulino del Po" di
Bacchelli.
Correva l'inverno del 2008, avevo
iniziato il libro da poco tempo. Proprio la sera dell'antivigilia una scossa di
terremoto aveva squassato tutto il nord Italia, e l'epicentro era - quasi -
esattamente sotto la sedia su cui sedevo io. Pochi danni ma una paura da non
dirsi. E così per alcune settimane il mio rifugio in senso materiale è stato il
vano della finestra della cucina: in piedi accanto al termo, tra due poderosi
muri in sasso, con la giusta luce e con un davanzalone della giusta altezza per
trasformarsi in leggìo, ho trascorso ore e ore leggendo in quella nicchia da
cui, all'occorrenza, era cosa molto veloce e semplice infilare la porta.
Parallelamente, mi sono rifugiata
nel San Michele, tra le assi di legno calafate, la polvere e il profumo della
farina, i rumori degli ingranaggi che piano piano lavorano anche di notte. Nei
miei ricordi lo ho trasformato in un ricovero prettamente notturno e invernale.
E poi, come già mi son trovata a
scrivere più volte tra i miei appunti e recensioni, impossibile non innamorarsi
di uno come Lazzaro Scacerni, uno che quando si affaccia alla porta della
stanza, la paura scappa fuori dalla finestra; uno che se dovesse esser mai
condannato per qualche crimine, pretende di essere capace di leggere da sé
l'atto della sua condanna.
Aspetto non secondario, mi piace
rifugiarmi nelle storie del passato più che nei racconti avveniristici o
completamente fantasiosi: sono storie più avvolgenti ed ho come la sensazione
di riuscire ad orientarmici meglio.
Il ricordo stesso è già di per sé un
rifugio, ora che il mulino se l'è portato via la piena (piena del Po, piena del
tempo…) e anche il vano di quella finestra è stato venduto, insieme con il
resto della casa. Gli anni sono passati eppure a volte sono ancora alle prese
con gli stessi dilemmi. Ed in effetti, il vizio di rintanarmi in un libro non
lo perderò mai.
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