Sulla giovane età della scrittrice e
sul fatto che sia la sua opera prima, che un po' dappertutto si gridi al
capolavoro e alla nascita di un nuovo astro della letteratura, su tutto questo
non mi esprimo nemmeno. Il libro mi è piaciuto e tanto mi basta.
Il romanzo è liberamente tratto dai
fatti dell'estate del '69 in California, con l'allegra famigliola di Charles
Manson e tutto quel che ne consegue, ma lo scopo dell'autrice non è tanto
raccontare quegli eventi, il lato morboso e pruriginoso di queste cose non l'ho
trovato eccessivamente enfatizzato. La narrazione si concentra non tanto sui
massacri nelle ville, quanto sulle settimane e i giorni immediatamente
precedenti, la quiete che preannuncia la tempesta. Quei fatti forniscono un
contesto ad una storia che vuole scandagliare l'adolescenza, e lo fa proprio
bene, senza perdersi in banalità o ammiccamenti o melensaggini, semplicemente
colpisce al centro del segno. Spiega il desiderio/bisogno che qualcuno ti noti,
che qualcuno ti consideri speciale e abbia a sua volta bisogno di te (ma siamo
poi così sicuri che sia una roba solo da adolescenti?).
"Solo la sensazione di essere
tenuti tutti a galla dalla stessa corrente di fraternità, il senso di
appartenenza."
Lo schema narrativo è quello
ampiamente collaudato che procede su un binario: il racconto dell'estate del
'69 avanza parallelamente a quello della protagonista ormai adulta che sta
ricordando.
La scrittura è inusuale ma, forse
anche grazie ad una buona traduzione che è entrata in sintonia il mood
dell'autrice, ha un'ottima scorrevolezza. Si sofferma attentamente sui dettagli
delle immagini e degli interni come fa Kent Haruf, solo che qui non si ha
alcuna sensazione di lentezza e nemmeno di canto monocorde. Ha scritto giusto
@Cynthia Collu qua sotto: una scrittura curata, senza sbavature, piana senza
essere piatta. Ed è vero che i personaggi sono quasi tutti negativi, o comunque
non creano empatia, anzi non intendono in nessun momento suscitare l'empatia
del lettore, ma il fatto è che qui, a differenza di altri libri e altre storie,
mentre leggevo non ne sentivo il bisogno: c'è un livello di scorrevolezza, un
livello di costruzione narrativa tali per cui la storia sta in piedi da sola
senza aver bisogno di appoggiarsi su una ulteriore gamba quale può essere
l'empatia verso uno o più dei personaggi.
Le "ragazze" del titolo
non sono solo quelle della comune hippy, ma sono tutte le ragazze e giovani
donne che compaiono nella vita della protagonista quattordicenne. Non so se è
lo stesso anche per ragazzi e uomini, ma di sicuro bambine e ragazzine pongono
una notevole attenzione non solo alle coetanee ma anche e soprattutto a tutte
quelle un po' più grandi: le amiche della sorella maggiore, la fidanzata del
fratello maggiore, le ragazze delle classi più avanti, le amiche della mamma,
la moglie di un amico di papà, la nuova fidanzata di papà, o anche le
sconosciute incrociate per strada. E si fanno confronti, ci si fa delle
opinioni. Ecco, la narrazione della Cline passa tutta attraverso questo punto
di vista. E mentre si legge, impossibile non ricollegarsi e riflettere su
episodi o immagini della propria storia personale, della propria adolescenza,
vuoi per analogie o per contrapposizioni: forse il successo del libro sta anche
in questo, sa far scattare meglio di altri la scintilla del ricordo.
Tra le righe, in sottofondo, c'è una
certa malinconica amarezza nel constatare che ancora nel ventesimo secolo,
proprio come se fossimo ancora nel medioevo o nella preistoria, una ragazza
alla fin fine è sempre considerata un po' meno, un qualcosa di meno di un uomo
o di un ragazzo e, tanto o poco, essa finirà sempre per subire in qualche modo
la loro presunta superiorità.
"Povere ragazze. Il mondo le
rimpinza di promesse sull'amore. Quanto ne hanno bisogno, quanto poco ne
otterrà la maggior parte di loro. Le canzoni zuccherose, i vestiti descritti
nei cataloghi di moda con parole come "tramonto" e "Parigi".
Poi gli strappa via i sogni con una violenza micidiale: la mano che slaccia a
forza i bottoni dei jeans, il tipo che sull'autobus grida contro la propria
ragazza senza che nessuno gli dica niente."
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