Prima volta che leggo qualcosa di De
Luca, compare nella mia libreria giusto perché me l'ha regalato mia mamma. Ieri
lo ho scelto per proseguire con il tema della montagna e perché mi serviva
qualcosa che stesse in poco posto nello zaino, giusto perché andavo a camminare
in montagna.
Per riassumere, quoto e cito la
recensione di @Brown Jenkin: una favoletta metaforica fatta con la fusione di
prosa e poesia, ma nel complesso il racconto risulta piuttosto stopposo.
Alcune frasi sono aforismi ben
pensati e che varrebbe la pena di sottolineare e annotarsi, altre sono molto
musicali, ma altre ancora sembrano buttate lì a casaccio. La casualità di
queste ultime - sia come costrutto che come significato - mi ha fatto osservare
il difetto principale di questo libricino: non si chiarisce chi o cosa è che
narra. Non è il punto di vista del camoscio, non è quello dell'uomo ma nemmeno
quello di un narratore onnisciente. E' un misto, una voce tentennante che non
sa a quale di questi tre vuole appartenere, un vero peccato visto che di temi
interessanti da trattare qui ce ne sono a iosa: la montagna impervia;
l'incontro-scontro tra due solitudini, tra due vite ormai vissute per intero e
che sentono entrambe l'inverno avvicinarsi; la lotta tra l'essere umano e
l'animale (che non è una vera lotta, o comunque lotta molto impari vista la
differenza di mezzi e soprattutto di motivazioni).
Già che ci sono cito anche la
recensione di @Sidner che ha osservato come sia una pessima abitudine degli
scrittori questo vezzo di umanizzare l'animale, sia selvatico che domestico - a
meno che uno non stia scrivendo una striscia tipo Peanuts o Mutts, ma è un
altro discorso. Non credo che mi resterà molto di questa sbrigativa lettura.
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