sabato 4 febbraio 2017

Sulla faccia della terra - Giulio Angioni


"Tornano all'Isola Nostra nello Stagno, che muta ogni momento come tutto, qui sulla faccia della terra."



Una favola apparentemente semplice ma che arriva a toccare temi complessi e attualissimi. E' la terza lettura di ambientazione medioevale che leggo nel giro di pochi mesi, ma qui a differenza delle altre, gli imponenti manieri dalle austere mura si intravedono solo da lontano e guardati con sospetti, e gli operosi mercanti e artigiani sono fuori dalle loro botteghe e si devono arrabattare per ricominciare daccapo. Qui c'è una laguna paludosa dove gli ultimi degli ultimi scelgono di andare a rifugiarsi per sopravvivere all'assedio della guerra e più in generale (e qui sta l'attualità) di un mondo difficile dove vale la regola del 'homo homini lupus'. Proprio questo è il tema centrale del racconto: uno sparuto ed eterogeneo gruppetto che prova a sovvertire tale millenaria regola e che vuole convincersi che "molte sono le cose degne, ma l'uomo è la più degna". Con una scrittura densissima, direi quasi viscosa, Angioni trasmette l'emozione complessa e profonda insita nella semplicità dello sviluppo e del funzionamento di una piccola comunità dove gli uomini si vogliono bene in luogo di volersi male, e senza una politica ufficiale e una religione ufficiale, proprio come in "Imagine".

"E mi meraviglio di quanto mi piace stare con i vivi, questi vivi, belli, maschi e femmine. Troppo me la sono vista con i morti. O con vivi che mi vogliono morto."



Le vittorie hanno ben poco da dire, è la sconfitta che insegna: questa citazione è tratta dal libro di Molesini che ho letto appena prima di questo, ma mi pare che calzi a pennello anche per il racconto di Angioni perché è un racconto di ambientazione storica che vuole insegnare a partire dalla storia. E anche perché questo è un racconto fatto un po' tutto di massime interessanti da sottolineare. Insegna riflessioni sull'ordine del mondo, su chi comanda e sul perché comanda. E a coloro che pensano questi discorsi siano solo revivals nostalgico-catto-comunisti, vorrei chiedere se a loro piace di esser comandati, spesso e volentieri proprio da chi non pare proprio averne meriti e/o capacità, e se gli piacciono tutte le ingiustizie che si subiscono ogni giorno, o magari che non si subiscono direttamente ma di cui si può comunque essere testimoni. E se a loro non viene mai il desiderio di provare qualcosa di diverso.



"Perché è una grande cosa che tu osi e ti sforzi di raccontare cose come queste, storie come questa. Dimostri che c'è gente che vuole ancora un mondo dove si può essere aiutati a vivere, ed essere riconosciuti e persino essere anche amati per quello che si è, tutti quanti. Un mondo che non c'è, ma guai a smettere di cercare di farlo esistere, da qualche parte."



"Chi comanda qui?" grida il prete sbarcando, tenendosi a distanza. Paulinu gli grida anche lui: "Lo Stagno qui comanda"

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