"Tornano all'Isola Nostra nello
Stagno, che muta ogni momento come tutto, qui sulla faccia della terra."
Una favola apparentemente semplice
ma che arriva a toccare temi complessi e attualissimi. E' la terza lettura di
ambientazione medioevale che leggo nel giro di pochi mesi, ma qui a differenza
delle altre, gli imponenti manieri dalle austere mura si intravedono solo da
lontano e guardati con sospetti, e gli operosi mercanti e artigiani sono fuori
dalle loro botteghe e si devono arrabattare per ricominciare daccapo. Qui c'è
una laguna paludosa dove gli ultimi degli ultimi scelgono di andare a
rifugiarsi per sopravvivere all'assedio della guerra e più in generale (e qui
sta l'attualità) di un mondo difficile dove vale la regola del 'homo homini
lupus'. Proprio questo è il tema centrale del racconto: uno sparuto ed
eterogeneo gruppetto che prova a sovvertire tale millenaria regola e che vuole
convincersi che "molte sono le cose degne, ma l'uomo è la più degna".
Con una scrittura densissima, direi quasi viscosa, Angioni trasmette l'emozione
complessa e profonda insita nella semplicità dello sviluppo e del funzionamento
di una piccola comunità dove gli uomini si vogliono bene in luogo di volersi
male, e senza una politica ufficiale e una religione ufficiale, proprio come in
"Imagine".
"E mi meraviglio di quanto mi
piace stare con i vivi, questi vivi, belli, maschi e femmine. Troppo me la sono
vista con i morti. O con vivi che mi vogliono morto."
Le vittorie hanno ben poco da dire,
è la sconfitta che insegna: questa citazione è tratta dal libro di Molesini che
ho letto appena prima di questo, ma mi pare che calzi a pennello anche per il
racconto di Angioni perché è un racconto di ambientazione storica che vuole
insegnare a partire dalla storia. E anche perché questo è un racconto fatto un
po' tutto di massime interessanti da sottolineare. Insegna riflessioni
sull'ordine del mondo, su chi comanda e sul perché comanda. E a coloro che
pensano questi discorsi siano solo revivals nostalgico-catto-comunisti, vorrei
chiedere se a loro piace di esser comandati, spesso e volentieri proprio da chi
non pare proprio averne meriti e/o capacità, e se gli piacciono tutte le
ingiustizie che si subiscono ogni giorno, o magari che non si subiscono
direttamente ma di cui si può comunque essere testimoni. E se a loro non viene
mai il desiderio di provare qualcosa di diverso.
"Perché è una grande cosa che
tu osi e ti sforzi di raccontare cose come queste, storie come questa. Dimostri
che c'è gente che vuole ancora un mondo dove si può essere aiutati a vivere, ed
essere riconosciuti e persino essere anche amati per quello che si è, tutti
quanti. Un mondo che non c'è, ma guai a smettere di cercare di farlo esistere,
da qualche parte."
"Chi comanda qui?" grida
il prete sbarcando, tenendosi a distanza. Paulinu gli grida anche lui: "Lo
Stagno qui comanda"
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