sabato 1 aprile 2017

Città della pianura - Cormac McCarthy


La storia si apre nel 1952, press'a poco dove era rimasta alla fine del primo romanzo: John Grady non ha ancora compiuto vent'anni, Billy invece va verso la trentina. Entrambi lavorano in un ranch a sud di Almogordo in New Mexico, nei pressi di El Paso in Texas ma anche di Ciudad Juarez in Messico, appena di là da quel confine che continua a far sentire la sua influenza per tutto il prosieguo di questa storia. Queste informazioni le ho trovate su wikipedia, non riponevo nessuna speranza nel fatto che McCarthy potesse provare a fornirmele di sua spontanea iniziativa.



Marzo è stato il mese della Trilogia della Frontiera: il terzo capitolo l'ho trovato essere il migliore dei tre. Forse anche grazie al fatto che i due precedenti sono stati propedeutici, e allora rivalutiamo pure quelli. La vicenda, insieme con i personaggi, va a trovare un suo compimento e una sua maturità. Il tutto ritrova un suo senso. E non è tanto per il fatto che si svolge in un'epoca più ravvicinata alla nostra, quanto per il fatto che finalmente, e tristemente e malinconicamente, si celebra la fine dell'epoca precedente. Se nei primi due libri c'erano i primi piani e i mezzi dialoghi dei film western ultra-classici, qui c'è una certa atmosfera di tramonto del west e del cowboy proprio come ne "Gli spietati".

Ho amato particolarmente vedere e sentire i protagonisti - e in special modo John Grady Cole - che tentano di poter vivere nell'epoca passata proprio nel momento in cui essa sta scomparendo, fagocitata dalla modernità.

Il tema della storia, che come nei libri precedenti è sempre relativo al cercare il proprio posto nel mondo e al cercare il significato ultimo del vagabondare, trova risposta e morale in un aforisma che credo fosse di E.A. Poe: "All that we see or seem is but a dream within a dream".



"Nell'alba fredda le luci erano ancora accese, laggiù, sotto la sagoma scura delle montagne, e contribuivano a creare quell'impressione di preziosa insularità comune a tutte le città del deserto."

"L'uomo gli lanciò un sorriso di intesa. Come se fra loro ci fosse un segreto, solo fra loro due. Qualcosa che aveva a che fare con l'età dei giovani e le loro richieste e quanto c'era di giusto in queste richieste. E nelle richieste che gli altri facevano pesare su di loro. Il mondo passato, il mondo a venire. La precarietà che condividevano. E sopra ogni cosa una profonda, profondissima consapevolezza del fatto che bellezza e perdita sono tutt'uno."



Ora volto il mio cavallo TPR e torniamo verso contrade a noi più familiari e confacenti.

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