La storia si apre nel 1952, press'a
poco dove era rimasta alla fine del primo romanzo: John Grady non ha ancora
compiuto vent'anni, Billy invece va verso la trentina. Entrambi lavorano in un
ranch a sud di Almogordo in New Mexico, nei pressi di El Paso in Texas ma anche
di Ciudad Juarez in Messico, appena di là da quel confine che continua a far
sentire la sua influenza per tutto il prosieguo di questa storia. Queste
informazioni le ho trovate su wikipedia, non riponevo nessuna speranza nel
fatto che McCarthy potesse provare a fornirmele di sua spontanea iniziativa.
Marzo è stato il mese della Trilogia
della Frontiera: il terzo capitolo l'ho trovato essere il migliore dei tre.
Forse anche grazie al fatto che i due precedenti sono stati propedeutici, e
allora rivalutiamo pure quelli. La vicenda, insieme con i personaggi, va a
trovare un suo compimento e una sua maturità. Il tutto ritrova un suo senso. E
non è tanto per il fatto che si svolge in un'epoca più ravvicinata alla nostra,
quanto per il fatto che finalmente, e tristemente e malinconicamente, si
celebra la fine dell'epoca precedente. Se nei primi due libri c'erano i primi
piani e i mezzi dialoghi dei film western ultra-classici, qui c'è una certa
atmosfera di tramonto del west e del cowboy proprio come ne "Gli
spietati".
Ho amato particolarmente vedere e
sentire i protagonisti - e in special modo John Grady Cole - che tentano di
poter vivere nell'epoca passata proprio nel momento in cui essa sta
scomparendo, fagocitata dalla modernità.
Il tema della storia, che come nei
libri precedenti è sempre relativo al cercare il proprio posto nel mondo e al
cercare il significato ultimo del vagabondare, trova risposta e morale in un
aforisma che credo fosse di E.A. Poe: "All that we see or seem is but a
dream within a dream".
"Nell'alba fredda le luci erano
ancora accese, laggiù, sotto la sagoma scura delle montagne, e contribuivano a
creare quell'impressione di preziosa insularità comune a tutte le città del
deserto."
"L'uomo gli lanciò un sorriso
di intesa. Come se fra loro ci fosse un segreto, solo fra loro due. Qualcosa
che aveva a che fare con l'età dei giovani e le loro richieste e quanto c'era
di giusto in queste richieste. E nelle richieste che gli altri facevano pesare
su di loro. Il mondo passato, il mondo a venire. La precarietà che
condividevano. E sopra ogni cosa una profonda, profondissima consapevolezza del
fatto che bellezza e perdita sono tutt'uno."
Ora volto il mio cavallo TPR e
torniamo verso contrade a noi più familiari e confacenti.
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