mercoledì 17 maggio 2017

Il macedone - Nicholas Guild


Storia di Filippo II re di Macedonia, dalla notte della sua nascita, attraverso tutta l'infanzia e la giovinezza, fino al matrimonio con la prima moglie Audata. Evidente come lo scopo dell'autore sia raccontare (e in parte inventare) la formazione del protagonista, lasciando ad altri le vicende del re adulto che poi si intrecciano con quelle del figlio Alessandro. Ma ancor più e ancor prima della formazione del giovane Filippo, il vero tema del racconto sembra essere riassumibile nel seguente slogan: "Tutti quanti vogliono essere Re". Il libro infatti termina nel momento in cui non esiste più nessun parente, nessun pretendente alla corona a parte il protagonista. L'intera narrazione è una lunga carrellata di personaggi che si affannano e si ammazzano (letteralmente) per diventare sovrani: il padre, i due fratelli, il patrigno, il fratellastro di Filippo si scannano nelle lotte fratricide per conquistare e mantenere la corona, ma l'unico che non la vuole sarà l'unico ad averla perché è il predestinato dagli dèi. Sappiamo bene che all'epoca ogni capotribù di ogni singola isoletta dell'arcipelago si faceva chiamare Re, e dunque assistiamo alle lotte intestine anche delle altre 'case reali', tra padri e fratelli e nipoti e bisnipoti. Un teatrino che alla lunga diviene un poco grottesco. Forse un altro degli intenti di Guild poteva essere di riuscire a segnare la linea di demarcazione tra un rozzo capotribù e un Vero Re… ma alla fine mi pare non ci sia riuscito.



Il libro è dunque appena discreto, ci si arriva in fondo senza sforzi e non malvolentieri, ma a paragone de "L'Assiro", la narrazione mi suona molto più stanca e approssimativa… o sono io che nell'arco di due-tre anni sono diventata tanto più esigente?



Guild sa narrare in maniera avvincente e sa calare bene le gesta dei suoi personaggi in un'epoca così lontana da noi. Proprio come accade anche in 'L'assiro' e 'Ninive', c'è questa sua tendenza a mettere il protagonista su un piedistallo, a renderlo iper-positivo, un supereroe da cinematografia americana, che non sbaglia mai in ogni cosa che fa o che dice o che pensa. In questo caso, l'autore ha un poco di giustificazione in più per osannare il proprio protagonista, dal momento in cui si sa fin dall'inizio che questi sarà un importante re, famoso condottiero e padre di ancor più famoso conquistatore. Tuttavia attribuirgli un qualche difetto, anche piccolo, anche assurdo, avrebbe contribuito a rendere il personaggio un po' meno piatto e lo avrebbe inserito ancor meglio nel suo contesto originale. Lo stesso dicasi per il 'cattivone' di turno: dotarlo di una qualche altra caratteristica oltre all'invidia e alla perfidia, avrebbe reso il racconto meno insipido.

Al di là dei personaggi, anche da un punto di vista narrativo più in generale, mi sono gustata maggiormente 'L'Assiro': là c'era una narrazione dettagliata e amorevole, più attenta ai particolari, si trasmetteva un maggior piacere del raccontare; qui invece Guild è approssimativo, certe frasi sembrano quasi buttate lì tanto per fare, in ogni episodio che racconta sembra sempre avere fretta di passare oltre, un esempio che vale per tutti: alle pagine 103 e 104 l'eroe incontra e uccide un enorme cinghiale, e poi a pagina 127 si fa riferimento a quell'episodio ma parlando di un orso anziché di un cinghiale (oppure mi viene un dubbio: che sia un terribile quanto imbarazzante errore di traduzione boar/bear? Ho trovato altri errori che mi hanno fatto pensare a serie difficoltà di traduzione). Sono invece certamente da addebitarsi all'autore errori imperdonabili quali far descrivere le nubi in cielo - seppur dalla voce narrante onnisciente - come "color dell'acciaio",  il quale mi risulta sarà inventato solo parecchi secoli dopo; o far dire a un personaggio "lo vedrò tra quindici minuti" o anche "concedetegli mezz'ora" come se avesse l'orologio da polso.



In questo acquisto mi sono fatta prendere un po' troppo la mano dalla smania di romanzo storico: valga come conferma per i tanti bei romanzi storici che ho scoperto negli ultimi anni, e per ricordarmi che scrivere la Storia romanzata bene non è cosa da poco e non è cosa da tutti. Per stavolta oscillo indecisa tra le tre stelle e le due e mezza.

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