martedì 27 giugno 2017

Il marchese di Roccaverdina - Luigi Capuana


Da queste parti, se uno vuole farsi un giro, coprendo distanze di pochi chilometri può andare a Roccalanzona, Roccamurata, Roccaferrara e Roccaprebalza (le ultime due sono le mie preferite). Ci sarebbe anche Roccabianca ma è una cosa un tantino diversa. E dunque, pur essendo siciliano doc, il Roccaverdina mi è suonato da subito quasi come uno di casa.



Il lavorìo di limatura delle parole, di disfacimento e rifacimento degli episodi, l'immedesimazione in un personaggio che forse - almeno in parte - va raccontando l'autore stesso, tutto il rimuginare che ha impegnato Capuana per un lasso di tempo lungo ben vent'anni, hanno ottenuto di forgiare e temprare questo piccolo capolavoro proprio come se fosse una speciale lega composta di diversi metalli.



I tratti in comune con 'I viceré' e con 'Mastro Don Gesualdo' ci sono e sono tantissimi, e le tematiche esposte dagli altri due si trovano qui mirabilmente distillate; ma è pur vero, come già è stato osservato in altre recensioni, che Capuana con questo romanzo scardina il verismo dall'interno: inserisce elementi autobiografici, elementi di tragedia greca, ricama attentamente intorno ai temi della religione, del bigottismo, dell'ateismo; si fa tirare i bottoni della giacca dagli incipienti/imminenti espressionismo e simbolismo, precorre tutti gli schemi più classici del giallo e del noir senza peraltro restarvi impantanato; il racconto è inoltre tutt'oggi attualissimissimo nel presentare il tema dell'amore malato (prendete un quotidiano a caso degli ultimi quindici giorni…); e infine quoto @malax75: è un romanzo più moderno del classico romanzo verista, va considerato al di fuori da qualsiasi schema o etichetta. 

Il breve racconto è decisamente statico, con una trama pressoché inesistente - perché l'omicidio per gelosia, rispetto tutto l'impianto, rappresenta solo una premessa - eppure per quanto mi riguarda ha saputo essere avvincente. Innanzitutto grazie alle ambientazioni splendide, con descrizioni emozionanti da cui prorompe una natura sempre protagonista, sia col bello che col cattivo tempo, sia con la luce che con il buio, panorami mozzafiato osservati dal paesino arrampicato lassù sulla roccia.



E poi c'è il protagonista marchese, che è un personaggio di un cinismo potente ma non del tutto meschino, che non cerca in nessun modo di impietosire e che tuttavia vive una serie di stravolgimenti interiori che lo sballotteranno come la più travolgente delle tempeste: laceranti dubbi, profondi sensi di colpa, sbalzi d'umore e scatti d'ira. Impressionabile e influenzabile, tormentato e molto più insicuro di quel che vuol dare a vedere e che il rango gli impone di dare a vedere,  è per via di questi suoi stravolgimenti interiori che, anche se non si 'parteggia' per lui, si può comunque provare una certa empatia per la sua anima angosciata ed appassionarsi a seguire il decorso della sua intima vicenda.



"E pensava che il mondo era un inesplicabile enimma. Perché si nasceva? Perché si moriva? Perché tanta smania di affaticarsi, di arricchirsi, di affrettarsi a godere, e di soffrire con l'intento di arrivare un giorno a godere? Qualche istante di vita gli appariva come una folle fantasmagoria. E stupiva di quelle riflessioni così insolite per lui, di quella tristezza che gli pesava su l'anima, di quella sorda agitazione che gli serpeggiava per tutta la persona, presagio di sinistri avvenimenti."

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